Le regole dell'attrazione.
In una piccola università del New England, il Camden College, si sfiorano e s'incrociano le vite dei ragazzi che la frequentano: Sean Bateman, donnaiolo continuamente pieno di debiti; Paul Denton, attratto sempre dalla persona sbagliata; Lauren Hynde, in eterna attesa del presunto amore della sua vita... I ragazzi si aggirano nel campus universitario tra lezioni - poche, in verità - e feste a base di alcol, droghe e sesso, alla ricerca di qualcuno e di qualcosa che sembra essere inafferrabile...
Finalmente arriva anche in Italia il film che Roger Avary - già collaboratore di Quentin Tarantino per Pulp fiction e Le iene e regista dell'osannato Killing Zoe - ha tratto dal romanzo omonimo di Bret Easton Ellis. La Eagle si è decisa a distribuire il film dopo due anni dalla sua realizzazione, anche se lo ha fatto con tagli e censure che ormai sembrano essere riservati quasi esclusivamente agli schermi italiani. In effetti la sorte di questa pellicola è stata particolarmente travagliata nel "Belpaese", dove è arrivata nelle sale con scarsissima attenzione alla sua integrità e al suo valore. Un esempio? Nei titoli il nome del regista è stato cambiato da Avary in Avery.
Il film racconta vicende di varia umanità all'interno di un college americano nella metà dei "rampanti" anni '80 e lo fa con uno stile che fa largo uso della frammentazione temporale e dello split-screen. Il flusso delle immagini scorre, ritorna, si avvolge continuamente su se stesso e ben si adatta a narrare le vicende di giovani uomini e donne, di vite bruciate alla ricerca di un contatto umano e di qualche verità, di scelte sbagliate e di corse verso mete sempre più incerte e confuse.
Titolo Originale: The Rules of Attraction - Produzione: USA/Germania, 2002 - Regia: Roger Avary - Interpreti: James Van Der Beek, Shannyn Sossamon, Russel Sams, Jessica Biel, Faye Dunaway, Kate Bosworth - Fotografia: Robert Brinkmann - Distribuzione: Eagle - Durata: 110 min.
Mi piace lavorare - Mobbing.
Sorpresa: il cinema italiano si occupa di lavoro. E se ne occupa in modo "serio", senza necessariamente abbinare all'argomento quello - ormai abusatissimo - delle crisi generazionali, e senza sentire la necessità di declinare la vicenda narrata sul facile versante della commedia. Cristina Comencini realizza una pellicola rigorosa, con la quale affronta un problema molto diffuso nel mondo del lavoro, ma del quale si preferisce ignorare l'esistenza. Il mobbing è l'insieme delle pressioni psicologiche, delle piccole e grandi vessazioni che un lavoratore subisce al fine di costringerlo a lasciare "volontariamente" la propria occupazione. E' un modo per aggirare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che impedisce il licenziamento senza giusta causa.
Nel film si narra la storia di Anna, donna sola con una figlia, impiegata in qualità di contabile in un'azienda. Nel momento in cui l'impresa è acquistata da un multinazionale la donna comincia a subire una serie continua di soprusi e umiliazioni. Lo scopo ultimo è quello di allontanare Anna dal suo posto di lavoro, che dev'essere occupato da un'altra persona. Ma alla fine la donna prenderà coscienza delle ingiustizie subite, e riuscirà a denunciare la sua situazione a uno sportello anti-mobbing.
Sono state proprio le tante storie ascoltate allo sportello anti-mobbing della Cgl a Roma che hanno portato la regista alla realizzazione di Mi piace lavorare. Il film - girato con tecnologie leggere e un budget ridotto - riesce a mantenere un'efficace equidistanza tra la fiction e il documentario. La macchina da presa segue le vicissitudini di Anna con occhio impietoso, comunicando allo spettatore un crescente senso d'angoscia, e ricordandogli come un luogo di lavoro può trasformarsi in un piccolo inferno che condiziona l'intera vita di una persona.
Al personaggio di Anna contribuisce a dare credibilità una convincente Nicoletta Braschi, circondata, negli altri ruoli, non da attori professionisti ma da semplici impiegati.
Mi piace lavorare (Mobbing) - Produzione: Italia, 2003 - Regia: Francesca Comencini - Interpreti: Nicoletta Braschi, Marian Serban, Stefano Colace, Camille Dugay Comencini - Fotografia: Luca Bigazzi - Distribuzione: Bim - Durata 89 min.
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