Cinema
a cura di Matilde Tortora
JOHN TURTURRO RECITA EDUARDO DE FILIPPO


Una splendida operazione teatrale:
John Turturro recita Eduardo De Filippo
di Matilde Tortora


      Nell’ambito del Festival Napoli scena internazionale martedì 24 gennaio si è tenuta  in prima europea assoluta la rappresentazione al Teatro Mercadante di Souls of Naples, ovvero di Questi fantasmi! di Eduardo De Filippo con John Turturro nel celeberrimo ruolo di Pasquale Lojacono, regia di Roman Paska, compagnia Theatre for a New Audience di New York.

     Eduardo è, come sappiamo, conosciuto in tutto il mondo e di certo è autore che è rappresentato in tutta Europa, ma finora non era stato mai rappresentato in America, sicché questa messa in scena, la traduzione è di Michael Feingold, è la prima che consente ai neworkesi e agli americani di vedere un’opera del nostro grande autore.

     Occorre subito dire che la prima è stata un tale successo e tante sono state poi le richieste, che sono state aumentate le repliche, che inizialmente erano previste solo fino a domenica 29.

     Se pensiamo al fatto che il cinema ha ormai da anni prodotto capolavori portando sullo schermo la realtà italo-americana, questa è la prima operazione siffatta che viene fatta in teatro e i risultati sono davvero di ottimo livello: Turturro è un grande interprete, che si pone sulla scena teatrale con una sua cifra e del tutto originale e non intende “rifare”, quanto piuttosto davvero “interpretare”.

    E quel che Turturro interpreta è un testo che mantiene intatta la sua modernità e la sua necessità con attenzione misurata a un universo nascosto di gesti ieratici e con molte radici perfino nella mitologia, poiché ancora tutti noi, nel vasto mondo, siamo comunque e sempre portatori di quegli archetipi universali che Eduardo, nell’insolita descrizione dei personaggi di questa sua opera, chiamò Le anime, (e dunque the souls)”:  L’anima in pena, l’anima perduta, l’anima irrequieta ….

    Il regista Paska è sembrato essersi ispirato a formare gruppi allegorici simili a certe da noi note oleografie che presentano in atteggiamenti diversi le anime del purgatorio, attento alle radici di cultura popolare da cui s’originarono questi  fantasmi di Eduardo e privilegiando come chiave di lettura per questa messinscena il mito.

     Molto raffinato inoltre l’avere deciso non per  la traduzione integrale del testo sui pannelli luminosi, quanto piuttosto per la traduzione solo degli incipit o per meglio dire dei sintetici avvìi ai vari plot, quelli stessi della stesura di Eduardo: ad esso si è accompagnato un uso parco e sporadico di termini italiani e napoletani nella recitazione degli attori, tutti davvero all’altezza di condurre alla comprensione di quest’opera anche chi, tra gli spettatori, fosse del tutto digiuno d’inglese.

     Abbiamo pensato, assistendo a questo mirabile spettacolo, alle parole di Hölderlin, il grande traduttore tragico di Sofocle, che a proposito della traduzione scrisse: “Quanto ci appartiene deve essere appreso allo stesso modo di quanto ci è estraneo” e se il desiderio di tradurre è antico forse quanto l’uomo e, se tradurre è sempre poi un temerario azzardo, lo è perché è comunque uno splendido paradosso, perché come ebbe a dire Franz Rosenzweig: - “tradurre è servire due padroni, lo straniero nella sua estraneità e il lettore nel suo desiderio di appropriazione”.

      Ci rimane allora la curiosità e il desiderio di rivedere questo mirabile spettacolo oltreoceano laddove sarà adesso portato in tournée e continuare ad apprendere sia quello che ci appartiene, sia quello che ci rimane estraneo!



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