Il Canzoniere di Fusca
di Vincenzo Napolillo

Francesco Fusca non è seguace dell'estetica di Benedetto Croce, che concepiva l'arte come intuizione lirica; egli tuttavia concede che la poesia per antonomasia è quella lirica, per intensità espressiva e per ricchezza di contenuti emozionali.
Nel Canzoniere n. 5 egli esprime se stesso, il proprio universo interiore, nell'aria cantabile della musica strofica.
Egli è un uomo di scuola, ispettore tecnico, scrittore; ha letto e meditato i lirici greci (Saffo, Alceo, Alcamme), latini (Catullo, Orazio, Ovidio), contemporanei (Sana, Ungaretti), che hanno reso vero e dolce il sentimento o lo hanno (per esempio Beaudelaire) espresso come implacabile maledizione.
Uomo del mondo attuale, egli assegna alla donna amata e cantata un'anima, un ruolo importante, pensieri seducenti. Alla presenza della donna la sua mente si sgombra come un campo di grano a primavera.
Fusca non è petrarchista, che esprime passioni fortemente contrastanti, emblematizzate nella figura retorica dell'antitesi ("e temo e spero"; "non ho lingua e grido"), o divaganti rimedi elegiaci e disagi spirituali.
Non è neppure l'ultimo romantico, che sviene per estasi, follie e angosce.
La sua esperienza d'amore è intensamente segnata da allegria e ironia, giochi e risate, odori e sapori, feste ed esplosione di gioia.
Egli è felice di cantare, come un usignolo sul rosmarino a una donna di sogno e di piacere, a cui dedica il libro, ricco di ricordi trasfigurati, di pensieri delicati e febbrili, di spunti sensuali, privi di artificiosità lessicali o di volgari luoghi comuni.
Francesco Fusca è il genuino creatore di una storia particolare e, nello stesso tempo, universale e di una forma espressiva personale e originale.
Sul palcoscenico compaiono due personaggi innamorati; gli altri non sono altro che rughe in mezzo al mare o neve che si scioglie al sole.
Il libro, incardinato sui sentimenti e sulle idee del poeta, rappresenta, nell'attuale itinerario storico-letterario, una ventata d'aria nuova, linfa e profumo per la vita quotidiana, forza di attrazione reciproca, che non esclude prepotenti ardori e teneri baci ai dolci seni.
Ma Fusca è anche il menestrello con fiori di campo e chitarra nelle mani; una voce soave, senza motivi lamentosi e drammatici.
L'amore, per lui, non è da considerarsi toccata e fuga, ma acqua di sorgiva che rinfresca e ristora, dolce come rugiada mattutina, dono celestiale e persino impeto di entusiasmo, cioè profondità di sentimento, da non sciupare, come spesso avviene, ma da contrapporre all'aridità e alla stanchezza del mondo d'oggi.
Nel Canzoniere n. 5 (Studio Zeta di Rossano) egli dà corda e ritmo ai più autentici momenti autobiografici, deprivati di languore e caricati, invece, di aperta fragranza e disponibilità: Io in te, tu in me, maestosamente. L'autore vi raccoglie versi stupendi, squisitamente musicali, illustrati dal pittore Ibrahim Kodra, con le qualità della bellezza, della grazia, della vitalità del colore.
Il linguaggio lirico, concreto e sorprendente, ha toni pacati, allusivi.
La natura si fa caro paesaggio, sentimento memorabile, ricordo piacevole che naviga tra sentieri, sorrisi, sguardi incantati.
Le metafore più belle (bimba di sogno, un sacco di risate, le mani che sono corde di chitarra), le sinestesie (culli piano nel vento l'onda), le assonanze e le consonanze (fusa, confusa, soffusa, diffusa), immagini esaltanti e figure di tenerezza (raggomitolata, dolce t'addormi sul mio cuore!) sostentano e popolano il testo percorso da erotismo, illuminato dalla semplicità della parola, ispirato dalla confessione e dai battiti del cuore, stimolato dalla fantasia.
Emozioni intense, testimonianze anticonvenzionali, genere lirico rifiutato dalle concezioni di stampo sociale (nella linea delle avanguardie storiche) come mezzo di sublimazione delle crisi individuali e collettive, tornano all'orizzonte di chi pareva disorientato e smarrito nel deserto senza stelle in cielo:

Nell'ampia geografia
delle tue terre
m'orienta - dolcemente -
la bussola d'Amore
che mi portò, il nord del tuo sorriso.

Francesco Fusca appartiene, per la sua formazione, ad un mondo in lotta contro l'ignoranza, l'insensibilità, il disamore, l'apatia. Una risposta a quanti, privi di moti e di risonanze interne, si acquietano nel piatto conformismo o vanno in cerca di farfalle e nottole in un teatro di superbe rovine.
In lui l'amore della donna e l'amore della vita si identificano e si fondono armonicamente:

Così fa l'onda
con la riva,
la stella che col cielo si confonde,
con te - supremo -
ho navigato stagni
e pesci e dolci,
deliziando il cuore.

La presentazione intelligente di Franco Frabboni e la puntuale postfazione di Pierfranco Bruni focalizzano l'estetica dei sentimenti e la storia d'amore o di amori che si raccolgono con i passi della memoria.
La lindura formale del Canzoniere n. 5, composto di 31 componimenti di vario metro più il canto di Lucio Battisti, s'incontra con le gradevoli atmosfere simboliche e con l'esperienza intensamente vissuta.
Questa del Fusca è una lirica raffinata e arguta. Non logorata dall'ansia, ma siglata felicemente dall'attributo dolce, che è il termine più ricorrente nel godibile testo.