La presentazione della professoressa Lina Iannuzzi

Con questo intervento non penso di fare la rituale presentazione di un libro. Desidero, invece, appagare un mio remoto desiderio, collocando su una linea distinta, ma parallela alla celebrazione dell'olocausto, dell'orrore, dell'abiezione, anche la memoria dell'amore che illuminò tanti momenti di quegli anni bui.
Nella mia mente sono registrati fatti consolanti e non solo personali: una pianista israelita, ospite privilegiata alla nostra mensa domestica, in tempi di persecuzioni razziali; una compagna di liceo, anche lei israelita, cui ci unirono entusiasmi giovanili, interessi comuni per lo studio, il padre domenicano, già professore alla Sorbonne, deportato a Mathausen per aver accolto, nella propria casa, a Parigi, un ebreo fuggiasco.
Mi scuso per questo richiamo, a quella solidarietà ricorrente che pure nell'ultimo romanzo di Giovanni Finzi Contini, professore di Geofisica Applicata all'Università di Firenze e attivo, fin dalla giovinezza, nei due campi: umanistico e scientifico. Oggi, egli torna alle Lettere con quest'opera estrosa, solida e densa, dal titolo allusivamente inquietante: Mai più come prima, Sarajevo. Diari di viaggio. Il libro, difficile e costruito, eppure gradevole e accattivante, frutto di una più che decennale gestazione, esistenziale e letteraria, con interruzioni e riprese, si apre con una epigrafe di sette versi, estrapolati da un precedente poemetto, In morte di Marc Bloch, e dedicati a Europa: «Ché temo, orto dalle mille piante / - meravigliose, e buone e velenose- / che il pilota di un astro manufatto / orbitante nel secolo futuro / te conosca per querula, minuscola / provincia d'Asia o pur colonia d'Africa / malata di diatribe dialettali». In questa fase preparatoria affiora il tema fondamentale del libro: da un lato c'è Europa, giardino lussureggiante, ma non privo di vegetazioni malefiche, o addirittura tossiche, dall'altro l'astro manufatto, equivalente alla tecnologia che rimpicciolisce i confini fisici del vecchio continente "ridotto", cito dal commento dell'Autore «a esprimersi nel linguaggio locale e litigioso delle vecchiette di paese, incapaci di uscire dai loro schemi mentali superati».
Dallo stesso poemetto, In morte di Marc Bloch, è estrapolato anche il verso petrarcheggiante che suggella il romanzo: «Europa, arma di pace la tua pace» e che si ricongiunge alla dedica iniziale, sicché tutta l'opera viene racchiusa entro una struttura narrativa circolare che, all'interno, include percorsi che vanno dal particolare all'universale. Seguono una seconda dedica a Fiammetta, Tullia, Gaia, Livia: le donne della famiglia dai nomi solari, un inserto poetico e un prologo. Pure il corpus del romanzo, che si articola in quattro capitoli e un congedo, è misto di prosa e versi, secondo la tradizione del romanzo greco. Ma la classicità incrocia le coordinate della narrativa contemporanea, e vanno delineandosi gli aspetti più significativi della vita e della cultura moderna, tramite il tema del Viaggio, una sorta di leit-motiv che attraversa tutta l'esistenza oltre che l'opera letteraria dell'Autore, a partire dall'infanzia quando il viaggio fu esodo biblico.
Comincia ora una microcosmogonia con l'avventura di uno strano gruppo di anziani genitori, che vivono enigmatiche vicende, ritmate dall'impossibilità di ritrovare la figliolanza in fuga, tormentati dalla presenza di un'oscura minaccia che incombe su tutta l'Europa.
È il racconto di un itinerario, vissuto come testimonianza diretta e ricerca non solo dei figli transfughi per oscuri motivi, ma anche delle radici. Mentre si ripropone, in modo drammatico, il rapporto generazionale, il passato e il presente s'intrecciano nel tentativo di ricostruire tutti i possibili itinerari delle proli. Riemergono spazi reali o mitizzati, luoghi storici e letterari, tra loro, distanti e tempi, tra loro, asincronici. Lo stesso Finzi scrive: «E tutto l'apparato - barcone, canapo, retone e barchine arraffanti - scarrocciava dolcemente in quel buio verso l'oceano più aperto, sempre più verso sud-ovest, con già almeno tre chilometri di profondo nero mare liquido sotto le chiglie piccine: e questo giovane vate socchiudeva gli occhi e rivedeva simultaneamente le Colonne d'Ercole a sud-ovest, e i frenetici remi del folle volo verso sud, e le furbe sagomette dei vascelli fenici e tartessi incrociare tra le Canarie e la futura Inghilterra, e gli stendardi lusitani di Dom Enrique salpare verso nuove saudades, e le ombre timorose e ardite delle tre caravelle beccheggiare nel serale sole dell'ovest, e l'orgoglio dell'Invencible Armada arrampicarsi verso il nord, verso il disastro e le flotte delle Liberty americane, nate-a-perdere, procedere arrancando a zig-zag tra i branchi di lupi sottomarini - verso un'Europa ancora una volta in catene...» (pp. 63-64).
E' un'ardita sintesi della Storia dell'Occidente, a partire dal "folle volo" di Ulisse (XXVI dell'Inferno) che ripropone, in chiave moderna,pureil modello dantesco del VI del Paradiso e quello manzoniano del 5 Maggio. Ma non è l'unica, perché i Diari di viaggio ripercorrono una successione di pellegrinaggi "durante ventisei frenetiche tappe su piste e vie di Etruschi, Greci, Romani, Franchi, Alemanni, Slavi e Bizantini, e lungo i percorsi di Abati medioevali, dei Crociati più sventati e degli Eroici Emigranti contemporanei". Il reale si alterna con il simbolico, che si manifesta in immagini fra cui spicca l'ossimoro: "nessuno di noi mai lo disse ma confidiamo di sorprendere in una qualunque di queste segrete nicchie di silenzio azzurro, intense luci ed acque pulite le nostre progenie, cacciatesi chissà dove e alla mercé di chissà quali protervie".
Coesistenza realtà e simboli, elementi linguistici disparati, maneggiati con sapienza, al fine di rendere anche il caos d'una cultura e d'un mondo in crisi. E sia lecito un richiamo a Carlo Emilio Gadda, un altro tecnico votato alla letteratura. Ma non a Gadda del Pasticciaccio. Come certe figure di Studio 128 per l'incendio di via Keplero o certa borghesia "ossibuchivora" della Cognizione del dolore, così anche i personaggi dei Diari di viaggio di Finzi-Contini sfilano, si avvicendano nella loro quotidianità e il dramma talvolta si spunta nell'umorismo. Questa caratteristica, e l'ingegnosità della trama, fanno sì che il lettore si addentri con simpatia in un mondo popolato di personaggi che colpiscono anche per il rapporto intrigante che li lega, più o meno, con importanti problemi contemporanei. In effetti, il mondo rappresentato da Finzi-Contini si dilata superando i limiti del particolare: la fuga dei figli, che ha motivazioni trascendenti il capriccio occasionale o la curiosità giovanile, si allarga fino a proporsi come avventura epocale, considerando però che questo epos non conosce eroi, ma esseri colti nella loro dimensione quotidiana.
Ciò non toglie, tuttavia, che l'Autore ripercorra disperatamente la fuga delle proli per fare riflettere anche sullo stato di disagio che investe gli abitanti del Vecchio Continente, in un'epoca dominata dalla violenza e dalla perdita di antichi valori fra cui la cultura, che va disarticolandosi, e per scongiurare che l'eredità di questa nostra madre comune vada dispersa. Le due simboliche comitive, dibattute tra astio e affetto reciproci, nell'attraversare convulsamente il vecchio continente intuiscono che è a rischio di estinzione e potrà sopravvivere solo grazie ai continui slanci singoli e collettivi. Ne scaturisce l'auspicio che il rapporto generazionale si componga per la sopravvivenza dell'Europa.
Qui finisce il libro, di non facile lettura. Come si evince da questa sintetica storia interna, l'avventura di G. Finzi-Contini si presenta come una sorta di epica novecentesca che disegna un grande cerchio che parte dal nucleo familiare e ritorna, dopo viaggi per tutto il vecchio continente, alla terra originaria, passando dalla microstoria alla macrostoria e viceversa. Ma questo è un altro discorso. Con il mio approccio, mirante a cogliere almeno qualcuno degli aspetti di questo viaggio ideale, ricco ricco di emozioni, di mi auguro di avere stimolato la vostra curiosità a saperne di più dalla viva voce dell'Autore.