Maria de Santis Proja
Il martirio nell'esperienza religiosa di ebrei, cristiani e musulmani


Il 13 novembre 2002, presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca, si è tenuta una Giornata di Studio e di Ricerca, legata al Premio "Alessandro Nangeroni", scrittore profondamente impegnato nello studio delle tradizioni religiose abramitiche monoteiste, sul tema "Il martirio nell'esperienza religiosa di ebrei, cristiani e musulmani".

Ha introdotto il Convegno il filosofo Salvatore Natoli, docente della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Milano, mentre Giuseppe Laras, Rabbino Capo della Comunità Israelita a Milano, ha illustrato con parole commosse la personalità di Alessandro Nangeroni a tre anni dalla sua tragica scomparsa, sottolineando la generosità che lo distingueva e l'apertura a molteplici interessi, in particolare alla spiritualità, denominatore comune di tutte le religioni, e alla ricerca della Pace.
A rappresentare la Curia è intervenuto Monsignor Fumagalli, Dottore dell'Ambrosiana.

Nell'introdurre il tema del Convegno, il prof. Natoli ha attualizzato la problematica del martirio religioso con riferimenti al tragico evento dell'attentato dell'11 settembre 2001 alle Twin Towers di New York da parte di kamikatze musulmani, definendo la questione del "martirio" dirimente e ambigua al tempo stesso.
Se la passione religiosa, nella presunzione della verità, tende alla cancellazione dell'altro da sé, allora tutte le religioni andrebbero cancellate, perché delittuose, ma l'atto del kamikatze è mosso dalla menzogna come illusione di verità e non dalla verità.
Il martire, testimone, è colui che conduce una vita esemplare che addita agli altri come modello da riconoscere pubblicamente.
La prova della morte mostra la verità di quel che si vive; il martire è testimone fino alla morte e proprio nella morte ricercata è massimamente testimone.
Ma se "martirio" diventa strumento di morte e non testimonianza di eccellenza di vita, come sono conciliabili questi due aspetti?
Religione e politica non devono coincidere. Proporre una forma di vita è fare politica, ma compito della politica è modulare le conflittualità.

Alla domanda sul significato del martirio nelle varie religioni, si apre il dibattito con le "risposte" di Rab Laras per l'ebraismo; di Paolo Ricca, capo della Comunità Valdese in Italia e docente dell'Università di Roma, per il cristianesimo; di Giulio Soravia, islamista dell'Università degli Studi di Bologna, per l'islamismo e di Marco Rizzi, docente di Letteratura Cristiana Antica presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore.
Nel suo dotto intervento Rab Laras, con puntuali citazioni dall'Antico Testamento, ha sottolineato che il mantenimento della vita è da privilegiare e che il contenuto più fondante dell'ebraismo si basa su due principi fondamentali: l'amore del prossimo ("Ama il prossimo tuo come te stesso") e la presenza del marchio indelebile e imprescindibile del divino che è nell'uomo ("Quando Dio creò l'uomo, lo creò a sua immagine e somiglianza") .
Non è martirio immolare la vita altrui.
Per l'ebraismo "martirio" è la santificazione del nome di Dio.
Non c'è nella tradizione ebraica la voluttà del martirio. Vi si può ricorrere in caso di grave necessità, e si tratta comunque di sacrificio della propria vita e non di quella altrui: la vita anziché essere sacrificata, deve essere santificata.
La risposta dell'ebraismo nei confronti del martirio è quindi di totale assenza dell'aggressività.

Paolo Ricca, rappresentante della Chiesa Valdese Riformata, nella sua relazione ha presentato le radici della concezione cristiana del martirio; la fisionomia del fenomeno; gli obiettivi dei martiri cristiani e i problemi correlati.
Per il Cristianesimo, il martire, testimone di Cristo, dà la vita per Cristo come prova suprema di condivisione del suo destino e Cristo vive in questa morte: attraverso il martirio, quindi, avviene la massima identificazione del credente con Cristo.
Il martirio apre le porte celesti e il martire realizza la propria autosalvezza.
"Il tuo sangue è la chiave del Paradiso" (Tertulliano).
Lo Spirito Santo "Paracleto" è il difensore del martire.

Nella tradizione islamica, nota Giulio Soravia, il termine che indica il martire è anche un appellativo di Dio e non sempre si riconduce a una morte violenta, pur non essendovi dubbio che tale termine si riferisce anche a coloro che vengano uccisi sulla "Via di Dio", o che sia ritenuto merito il morire in difesa della fede.
La questione, molto complessa e problematica, viene presentata nei suoi aspetti peculiari; va anche considerato che da molti giuristi dell'Islam si è discusso e si discute sulla liceità della ricerca del martirio.
La vera virtù umana è la pazienza, mentre chi desidera il martirio sfida Dio e sacrifica il proprio corpo che non gli appartiene, il che non può corrispondere alla volontà divina.

Marco Rizzi tratta della valenza politica e sociale del martirio nella tradizione cristiana: "Ciò che caratterizza il martirio cristiano e lo differenzia da altre forme potenzialmente affini (.....) è la trasposizione della implicita carica politica presente nel fenomeno martiriale dall'immediato orizzonte storico a quello del regno escatologico, da cui si sviluppa quella che sarà la teologia del martirio "interiore".
(abstract).

A conclusione delle relazioni, è avvenuta la premiazione del vincitore per l'anno 2002: il Premio di Studio "Alessandro Nangeroni" viene assegnato alla dott. Aleida Paudicia,laureata in ebraico-biblico, Facoltà di Lettere Classiche - Università degli Studi di Milano, alla presenza del Magnifico Rettore prof. Marcello Fontanesi, e viene data menzione al dott. Giovanni Battista Bazzana per la sua tesi su "Il Messia dispensatore di vita alle origini della tradizione cristiana".
Un'interessante Tavola Rotonda ha visto la presenza dei giornalisti Gianfranco Fabi (Il Sole 24 Ore), Cesare Medall (Corriere della Sera) e Gad Lerner (La 7).
Tanti e pregevoli gli argomenti affrontati. Ha presieduto Giancarlo Fabi che ha sostenuto la necessità di una società della tolleranza, ma anche capace di "testimoniare", con profonda apertura verso gli altri.
Gad Lerner ha attualizzato il tema, riportando l'attenzione alle esperienze criminali del terrorismo e alla difficoltà di noi Occidentali di rapportarci al tema della morte.
Ha concluso i lavori un vivace dibattito con un pubblico motivato e particolarmente attento e partecipe.

Si segnala il sito internet dell'Università Statale di Milano, dove apparirà questo lavoro: www.unimib.it/nangeroni