Il pianeta McTerra secondo Vicente Verdu’
di Maria Franzè
Vicente Verdù, giornalista e scrittore spagnolo, opinionista del quotidiano El Pais, uno dei più acuti osservatori della realtà contemporanea, è l’autore del libro “Pianeta Mcterra”. Nel saggio Verdù analizza la società post-moderna mediante l’inedito concetto di capitalismo di finzione. Con tale termine indica la new economy, il mondo globalizzato dal libero mercato. Il capitalismo si trasforma da organizzazione sociale ed economica in civiltà. I mercati sono liberi, efficienti e fluidi in tutto il mondo (1986: abolizione delle commissioni fisse per le transazioni economiche internazionali ”free-for all”).
Non sono più i personaggi politici i padroni del mondo, ma i grandi imprenditori. L’era post-moderna inizia storicamente con la caduta del Muro di Berlino, che sancisce la fine del mondo bipolare (URSS e STATI UNITI, comunismo e capitalismo) sia dal punto di vista economico sia politico. Con la caduta del comunismo sovietico, assistiamo al trionfo della democrazia e del capitalismo in ogni regione della terra. Non vi sono più due modelli politici ed economici a confrontarsi. C’è un solo modello politico, la democrazia, che gli Stati Uniti desiderano esportare in ogni angolo del mondo. Una democrazia facile da attuare, poiché non è necessario applicare il rispetto della Carta dei Diritti dell’Uomo, bensì obbedire alla linea proposta dalla Banca Mondiale. Quest’ultima è un organismo internazionale che nasce nel 1944 per finanziare i progetti di sviluppo nelle aree svantaggiate del mondo. I principali azionisti della Banca Mondiale sono Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito. Per ogni contributo dato alla Banca Mondiale, i paesi azionisti ottengono appalti per le proprie imprese nei paesi clienti. In tal modo le imprese dei paesi azionisti della banca mondiale controllano la quasi totalità delle ricchezze terrestri. I marchi come Danone, Coca Cola, Samsung, Nokia, Honda, Nike hanno raggiunto le regioni più lontane e rurali del mondo. Le multinazionali, per conquistare meglio i mercati locali, osservano anche la tradizione; Mc Donald’s, archetipo della globalizzazione, utilizza l’insalata nizzarda in Francia, la feta in Grecia, il pollo fritto a Singapore. Cambia addirittura il nome in Norvegia e diventa Mc Lacks.
La musica è controllata da sei grandi compagnie, tutte occidentali o comunque occidentalizzate: Sony, Polygram, Warner, BMG, EMI e MCA. Gli attuali 190 paesi compresi nell’Organizzazione delle Nazioni Unite condividono lo stesso stile di vita, poiché la globalizzazione tende ad annullare la memoria del passato, eliminando la diversità, condizione fondamentale per la tutela e il rispetto della libertà e dell’uguaglianza tra i popoli. Nelle guerre etniche attuali vi è cancellazione di memoria e sostituzione con altre memorie precostituite, che producono identità superficiali. L’espansione della democrazia comporta il dilagare della cultura di massa, elimina dal mondo le schiavitù geografiche, storiche e culturali. Nel mondo attuale, dominato dal capitalismo di finzione, dove le leggi e i costumi sono decisi dalle potenti multinazionali (decidono la moda, la dieta e il divertimento), vi è una perdita di memoria collettiva e individuale, che accompagna i riti, spersonalizzanti e deresponsabilizzanti. Dimenticare, perdere la memoria del passato, è una grande sconfitta per l’umanità. Il mito della velocità e l’immersione nel presente sembrano aver distrutto nella coscienza comune il rilievo ontologico ed esistenziale del tempo. La vita tende a diventare una successione d'eventi frammentari e l’identità è soggetta a cambiamenti costanti. E’ l’epoca dei relativismi: relativismo etico, che smussa i contrasti tra il bene e il male, relativismo politico, che attenua le differenze tra destra e sinistra, nella sessualità è scomparso il criterio di ciò che è autenticamente femminile o maschile. Si provoca un senso di disorientamento e di perdita, in particolare del processo storico; tutto, infatti, avviene in modo repentino: caduta del Muro di Berlino, crollo delle Torri Gemelle e della Borsa.
L’incertezza aumenta, niente ha il destino della stabilità: la circolazione veloce, la sostituzione immediata. Viviamo nella cultura dell’immagine. Nel capitalismo di produzione il lavoro ci alienava da noi stessi, nel capitalismo di finzione la televisione e la visione a distanza ci alienano dalla vita. In coerenza con il capitalismo di finzione, che ci crea un costante bisogno di illusione, Dio è resuscitato sotto altre forme con la missione di soddisfare il nostro bisogno di illusione: Astrologia, Ufo, Reincarnazione, New Age, Buddismo. Nella religione si cerca un rifugio, per compensare il senso di smarrimento, che lo spirito prova davanti all’omologazione e alla paura costante che la nostra sicurezza è in pericolo. Dall’11 settembre 2001, l’Occidente vede diminuita la propria privacy, la propria libertà in nome della sicurezza. Il terrore tramuta la domanda di libertà in domanda di sicurezza, vi è la costante minaccia d'attentati da parte del nemico invisibile che è il terrorismo. Tutto deve essere controllato, trasparente, visibile, pubblico. A causa di ciò la gente è attratta dall’illusione, sente il bisogno di astrazione dalla realtà in cui vive: reality show e partite di calcio sono in larga parte ciò che caratterizza la comunicazione globale del capitalismo di finzione; più lo spettatore guarderà le immagini dominanti, meno comprenderà la propria esistenza, poiché descrivono un mondo virtuale, lontano dalle tensioni concrete, che caratterizzano la realtà (fame, guerre, sfruttamento energetico, violazioni di diritti umani).
Il capitalismo di finzione vuole farsi amare, come un sistema di buon umore, atto a produrre piacere. Infatti, l’industria dell’intrattenimento è il motore dell’economia globalizzata. L’intrattenimento è presente nei locali commerciali: Planet Hollywood, Hard Rock Cafè, luoghi per comprare e per mangiare. Anche per garantire la vita dei musei sono adottate misure commerciali. Il museo non è più memoria del passato, ma distrazione. Tutto è associato e promosso attraverso performance spettacolari. Anche la lotta contro la situazione dei più deboli è spettacolarizzata: sfilate di moda, manifestazioni sportive e canore. Negli Stati Uniti è nata la pratica post moderna del marketing legato alle cause sociali. Precursore di questo tipo di marketing è stata la Coca-cola, che nel 1986 ha legato il suo nome alla fame del Terzo mondo. Si tratta di una strategia legata alla vendita, poiché l’antagonista più temuto del capitalismo di finzione è l’opinione pubblica sempre più attenta ai temi legati all’ambiente e ai diritti umani (molte multinazionali, in passato, sono state accusate di provocare inquinamento e di sfruttare il lavoro minorile). L’uomo postmoderno è riluttante davanti ai sacrifici, è incline a procurarsi soddisfazioni continue ed immediate. L’uso sempre più diffuso delle nuove tecnologie nella vita quotidiana fa diminuire il numero e la qualità dei rapporti umani, rendendo l’uomo più infelice e depresso. Vi è un allontanamento dell’uomo dagli uomini e dalla natura. Il mondo si chiude in se stesso, non s'interroga sul senso dell’altro. Vi è una perdita dell’ideale, una sconfitta del sogno, che mostra tutta la miseria del reale.
Da un lato globalizzazione, cioè l’apertura e la libertà assoluta dei mercati nel mondo, dall’altra chiusura nei propri egoismi nazionali. Le merci si muovono in totale ed anarchica libertà nel mondo, ma la globalizzazione del mercato non ha portato alla globalizzazione dei diritti dell’uomo. L’accesso ai servizi e ai prodotti che la new economy ha prodotto è negato a quella parte dell’umanità, che vive situazioni di fame e di guerra (Africa, Asia, America Latina). Grazie al progresso della tecnologia e della medicina, è possibile produrre una vita in laboratorio, ma è impossibile salvare un bambino dell’Africa, che muore per un comune raffreddore, perché non ha l’accesso nemmeno all’aspirina. Ora più che mai è evidente il grande difetto del capitalismo di non riuscire nell’equa distribuzione della ricchezza; aumenta il divario tra le persone ricche e quelle povere e tra i paesi ricchi e quelli poveri. La globalizzazione, attraverso lo sviluppo dei media e di internet, diffonde la sua atmosfera e il suo stile ovunque e immediatamente. Le imprese spendono milioni per analizzare la nostra vita, esplorare i sogni, i desideri, le necessità. Esse costruiscono il loro volto in accordo con la preferenza dei clienti, espressa nei sondaggi. Il modello proposto dal nuovo capitalismo è un habitat dove si riesce a vivere protetti e felici, immersi in un azzurro avvolgente, che Verdù, citando Goethe, utilizza per rappresentare cromaticamente “il nulla incantevole” della nostra epoca. Il mondo è diventato un immenso mercato, che ha perso il senso dell’ideale e della giustizia, non è più guidato dalla politica e dall’ideologia, ma dalle potenti multinazionali, che ci proiettano in un mondo effimero, bello e inesistente.
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