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ALIENI NEL GIARDINO
La gente gozzoviglia e parla
su prati di vetri e d'ardesia
mentre tu circuisci il gatto
e sperimenti l'aria
di marine increspature
in boschi animati e sapienti
teatrino del mondo.
Non sai chi guarda chi -
nello specchio di schegge arroventate
e d'universi scaduti
dove la gente che gozzoviglia e parla
vive d'improvvisi lampi in campi antichi.
Alieni del tuo passato
tra baobab nani?
o istrici alla deriva tra vipere di giallo ammantato
che il sasso attorciglia?
La gente gozzoviglia e parla
e tu penetri il manto d'ombra
per spiare il filo d'erba
che consapevole ti scruta
insieme ai guardiani della soglia
forgianti cattedrali di futuro
che si incarna.
MARILDE LONGERI- AGOSTO 2002
Nota critica di Mariolina De Santis Proja
"Alieni nel giardino" è lirica di crudo realismo che, attraverso ardite metafore e sinestesie ("...prati di vetri e d'ardesia..."), rende l'effimero del "teatrino del mondo", dove uomini vuoti, uomini finti guardano smarriti, senza poter vedere nè interrogare l'altro da sè che gozzoviglia e parla, ma il linguaggio, in un delirio d'impotenza, non comunica più.
Sullo sfondo di "baobab nani", tra "vipere di giallo ammantate/ che il sasso attorciglia...", questo è l'unico giardino possibile, l'hortus conclusus del nostro tempo da cui allucinare "forgianti cattedrali di futuro/ che si incarna". Ma quale futuro, nella negazione del sorriso e della speranza?
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