PINO IMPERATORE: UNA POESIA INEDITA (con nota di Antonio Sorrentino)


DALLA PARTE DEL CIELO

Le briciole sfuggite
alle mie mani fanciulle
sono in viaggio
nel ciclo della materia,
tra il ripudio e il rimpianto
di una mite stagione

Torneranno, lo so,
torneranno col loro sapore
all'approssimarsi del Limite

Dalla parte del Cielo
la mia verde carrozza
si aprirà alla luce

Dalla parte del Cielo
si è trasparente zaffiro
strappato al sortilegio delle nebbie

Si è seme che avrà frutto

Quando la morte mi dirà
di andare, le chiederò
un altro po' di fiato

Siederò con lei
e le racconterò la mia età felice



L'assillo del tempo nei versi di Pino Imperatore

Angelo caduto o decaduto, il poeta, forse più di altri, per una nostalgia di cielo o di infinito (Baudelaire, Leopardi), sente l'assillo del tempo. E nell'inafferrabilità del presente avverte soprattutto le ferite del passato. Nelle poesie di Pino Imperatore emerge con forza questo assillo. La ballata delle rose rosse, molto "spagnola" (fa pensare a Lorca e a Rafael Alberti) conclude coi versi "e mille e mille anni/ avranno il loro profumo": una perentorietà di affermazione che contrasta con la breve, effimera vita di un fiore. Analoga perentorietà in alcuni versi della paesaggistica Alba sul Tirreno: "Che gli istanti giudici/ non riescano mai/ a cancellare, Tirreno,/ il fiore dei tuoi misteri...". Questa volontà, fondata su un'assunzione di responsabilità verso se stesso nei versi finali di un'altra poesia, anch'essa qui non pubblicata: "... ho l'impegno/ di stremare il Tempo" (Il nuovo Zenit), nasce da un sofferto "sentimento del tempo", espresso altrove in una sorta di preghiera laica: "Dimmi,/ Signore degli Arcobaleni,/ dov'è riposta/ la mia pietra angolare,/ sì ch'io possa/ sapere chi sono/ e lenire/ il tormento delle ore" (Verso assassino). Un rapporto col tempo che si configura talvolta come lotta cruenta: "Ho incatenato le grida/ per ritrovare/ i battiti del tempo/ e il Divenire... Uccido ogni giorno il passato" (Angeli terreni). Lotta che in un'altra poesia appare originata da rifiuto più che da incapacità: "Non so ridurre i giorni/ a inevitabili clessidre" (L'estasi e il prodigio). Il fatto è che Imperatore, come ogni poeta, è "dalla parte del Cielo" - come il titolo della sua poesia offerta al lettore - ma proprio per questo (un augurio o una speranza che egli là pare darsi), il giorno del commiato dalla vita ci sarà la riconciliazione col Tempo e il recupero di una "età felice" da raccontare all'Innominabile.

Antonio Sorrentino


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