L’idea di unire la poesia con il jazz deve oggi fare i conti con un passato storico di tutto rispetto, pertanto occorrono progetti coerenti e pensati per cercare di regalare qualcosa di originale.
A questa premessa risponde sicuramente il progetto “JP band” che il poeta Domenico Cipriano ha curato con il pianista Enzo Orefice e l’attore Enzo Marangelo, partendo dall’idea di jazz-fiction, nel caso in modo specifico jazz-poetry, dei testi di Cipriano, in parte già pubblicati nella raccolta vincitrice del “premio Camaiore”, “Il continente perso” (ed. Fermenti, 2000). Già nel libro di esordio Cipriano indicava delle “guide all’ascolto”; cioè delle musiche jazz che ipoteticamente potevano dare la stessa risposta artistica delle poesie, sollecitate da uno stesso bisogno emotivo da cui traevano ispirazione i testi; inoltre, l’ultima sezione intitolata “free jazz”, era un omaggio alla grande musica sincopata, costruita per contenuto e stile con testi di jazz-poetry.
Così nel “Le note richiamano versi” della “JP band” la musica scritta da Orefice omaggia i contenuti delle poesie, rispettandone il tessuto ritmico intarsiato tra settenari, ottonari e decasillabi, e coniugando il tema di fondo, rappresentato dalla mondo della musica jazz, con riflessioni civili, il rispetto della Storia e l’importanza del viaggio per capire se stessi. Proprio quest’ultimo tema, tanto amato dai “beatnick” può presentarsi come chiave di lettura del complesso lavoro di ben 19 brani, tutti con musiche originali; il viaggio alla ricerca di se stessi visto dal punto di vista di un artista, che ha svelata l’illusione e il grigiore della quotidianità solo nell’ultimo brano, dopo il suo percorso di confronto e conoscenza, cogliendo il senso delle gemme che ha colto nel suo cammino: “ribaltate le luci riecco la storia / (morte da mutare in vita / esistenza presenza sbiadita) / circonda gemme di gerani / è vero Pagliarani?”. Un lavoro in cui i brani, anche se legati idealmente tra loro, sono nello stesso tempo staccati, per permettere di fruire anche singolarmente degli stessi; essi, infatti, hanno significato letterario ed essenzialità musicale anche presi singolarmente e avendo origine proprio da un incontro tra le arti, non tradiscono questo incontro nel loro rivelarsi.
Fa da collante per una perfetta fusione delle due espressioni artistiche (jazz e poesia) la voce “solista” dell’attore Enzo Marangelo che ha il compito di realizzare ciò che il sax o altro strumento a fiato fa in un quartetto jazz, intrecciando le parole attraverso un “solo” o creando il tema del brano in bilico tra musica e poesia, non scadendo nella canzone, né nella teatralizzazione della parola. Il progetto è stato inoltre realizzato con una sezione ritmica di tutto prestigio ed esperienza internazionale, quali Piero Leveratto al contrabbasso ed Ettore Fioravanti alla batteria, attenti alle novità e alle contaminazioni di questo genere, rispondendo all’esigenza di cercare la quadratura del cerchio nel far convivere la poesia, oggetto finito per definizione, con l’improvvisazione, luogo del possibile.
È un disco destinato a fare scuola, in un periodo in cui la poesia cerca sempre più il legame con la musica e si valorizza l’importanza delle performance di poesia, incuriosendo e appagando il gusto degli ascoltatori raffinati. Un prodotto curato nei minimi dettagli, compreso il libretto con le poesie, corredato dalle foto a cura di Enzo Eric Toccaceli, il fotografo italiano dei grandi della Beat Generation e una nota di Giorgio Rimondi, collaboratore della rivista “Musica Jazz”, è attualmente uno dei più importanti studiosi italiani di letteratura afroamericana e del legame tra jazz e poesia.