Andrea Carrano
Lampas
Ed. Plectica, Salerno, 2004
pagg. 71, € 7,7
Andrea Carrano è nato a Conca dei Marmi (SA); già Ordinario di latino e greco nei licei, svolge intensa attività critica-filologica ed è autore di numerosi saggi sui poeti della classicità latina. La raccolta di cui ci occupiamo in questa sede, raccoglie poesie dal tono fortemente lirico che, nelle sue diverse articolazioni tematiche e metrico-stilistiche, è scandita da un cifrario intimistico afferente ai topoi dell’illuminazione, non a caso il titolo Lampas, che in greco ha il significato di lampada: la poesia di Lampas, non a caso, è proprio luce, battito, vibrazione di cuori sensibili al canto della vita…. Lampas è titolo significativo, specchio di una concezione estetico-etica della poesia, senso, fondamento che non può essere estraneo alla vita: la poesia è lampada della vita, è l’eternità dell’attimo scolpito in versi capaci di sollevare l’uomo dall’oscurità per trasmettergli accensioni di immensità, varco, attimo heidegeriano.
Lampas è una raccolta non articolata in scansioni ed è ricca di finezze estetiche e riposti significati ed è imbevuta da una ricchezza spirituale pagana più che cristiana. I versi che Carrano ci presenta sono molto colti, espressione di “moderna” classicità. Come mette con notevole acribia in luce il prefatore della raccolta Vincenzo Aversano, molte sono le tematiche che il poeta mette in luce in questo testo, tutte legate a temi naturalistici: il tema più importante e, statisticamente più presente è quello dell’amore sviscerato che Carrano nutre per il paesaggio della Costa d’Amalfi (colori, rumori, costumanze, ecc.): di questa Costa il poeta vanta la genitura, quella di un paesaggio oggettivizzato e interiorizzato insieme, senza che il poeta cada mai nell’oleografia e nella retorica, rischio comune a poeti e anche a pittori.
Carrano vive in modo intimo e forte il rapporto con la sua natura, vissuta come un microcosmo in cui ritrovare se stessi, un approccio alla terra della nascita che si potrebbe paragonare a quello di Pascoli con la sua San Mauro di Romagna: in tutti e due i casi, il poeta cerca fortemente un senso di protezione, quasi un ritorno nel grembo della terra, in cui è nato, quasi fosse per lui una madre simbolica.
L’originalità di Carrano sta nel suo inedito approccio con la Costiera d’Amalfi, vista già sotto diversi aspetti da artisti e studiosi: il poeta ha il privilegio di poterne e saperne mettere in cantiere un altro, quello del figlio devoto, sempre stupito, affascinato e meravigliato da ciò che contempla e questo discorso si collega con quanto suddetto. Carrano porta sempre in se stesso non solo la natura, ma anche le opere umane della sua terra, e, più precisamente, tra gli elementi naturalistici, gli alberi, i fiori, le erbe e i piccoli deliziosi animali (pennuti, gattini, ecc.), dando la sua predilezione all’elemento terra, rispetto all’elemento acqua: il poeta ha più un piede nella vigna che nella barca, nonostante Amalfi sia famosa per i suoi aspetti riguardanti il mare (non a caso è stata Repubblica Marinara, a suo tempo famosissima in Europa). L’aspetto del paesaggio umano e vegetale si coniuga con quello della fuga della dimensione-bambino del poeta; ed ecco anche onde ed alghe, gli isolotti dei Galli, il vento grecale e la buriana, i profughi tonni i pesci spada, ma soprattutto gli arerei dirupi e poi formiche, papaveri, quei giganti strani che sono i carrubi, i mandorli colorati e odorosi, il lentisco, il mirto, il biancospino, l’agapanto, le mortelle adorate, glicini, garofani e rosmarino, il fieno dei pagliai, la vite e il suo elaborato di cantina, le chiese e le campane, splendide ad Amalfi, le feste patronali…
Il versificare di Carrano è caratterizzato da un forte lirismo e da un forte descrittivismo, nei suoi sintagmi che si snodano in modo elementare e armonico; si tratta di composizioni verticali, nella maggior parte dei casi, dominate da un indiscusso nitore: ci sono ben poche metafore e sinestesie, ma ciò non significa che non ci troviamo in presenza di una poesia alta, del quale il poeta ha piena coscienza letteraria e, quello che spesso domina, è un forte senso della sospensione, dovuto a immagini affascinanti e imbevute di grande bellezza: non manca l’uso della rima; come individua con acutezza il prefatore, uno dei componimenti più riusciti è La bimba cieca e il mandorlo:-“Dimmi mandorlo in fiore/ il tuo colore./ Stanotte ti ho sognato/ in un giardino incantato.// - Sono bianco e di rosa/ bimba meravigliosa. // Il bianco è tutto intriso/ del tuo sorriso,/ il rosa è il tuo visino/ profumato di lino/.” Molto toccanti questi versi in cui il poeta per metamorfosi diviene mandorlo, elemento che ci riporta al mondo classico ancora una volta: qui si esprime la predilezione del poeta per l’innocenza infantile, poeta, tra l’altro, che vive, qui e in tutto il libro, la sua vita che s’incarna in un io-bambino.
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