Letteratura » Scritti di poesia
CURVE DI LIVELLO


Annamaria Ferramosca
Curve di livello
Ed. Marsilio Elleffe, Venezia,  2006
pagg. 109, € 11,50


         Annamaria Ferramosca è nata in Puglia e vive dal 1972 a Roma. Collabora a numerose e importanti riviste di poesia, sia cartacee che on-line. Il testo che prendiamo in considerazione in questa sede, continua, coerentemente, il percorso creativo di questa poetessa, ormai affermata nel panorama della poesia italiana contemporanea, che ha pubblicato vari libri di poesia, come Il versante vero (1999) e Porte/Doors (2002), con traduzione in inglese a fianco: c’è dunque una provenienza nei versi che la poetessa ci offre in Curve di livello, una stabilità del suo poiein, che è inconfondibile fin dalla sua prima raccolta. Di testo in testa A.F. elabora un discorso che si basa sullo scavo e  nella tensione verso la conoscenza, con un forte intento gnoseologico in una poesia che riflette su se stessa e che, nello stesso tempo, riesce ad elaborare indagini, situazioni e narrazioni attraverso una parola sapiente e calibrata. E’ cosmico, universale, il senso dell’esplorazione della realtà di A.F. che, partendo dai massimi sistemi, riesce anche ad inserire nei testi contingenze storiche e private.

         La poetessa pugliese, quindi, scrive un libro sotteso ad un’istanza filosofica ben chiara nella sua coscienza letteraria. Formalmente, in Curve di livello, c’è un grande equilibrio nella disposizione dei sintagmi, un ritmo costante e pacato e, nello stesso tempo, vario e mosso, che rende  felicemente la sicurezza, la riuscita, di una poesia alta e, fattore fondamentale caratterizzata da originalità. Pare, nel testo che prendiamo in considerazione in questa sede, di vagare “alle umili latitudini”, tra le intermittenze della poesia, cercando voci di uomini terre e pietre. E vedere tutto rinascere dall’ humus  di realtà e metafora in una dimensione non proprio utopica, di nuovo globale equilibrio. Pur essendo scandito in tre parti, Curve di livello, per la sua forte compattezza, presenta una vaga unitarietà poematica: un territorio che nell suo intessersi presenta un filo rosso che ne lega tutte le sezioni, sotto un comune denominatore. Le tre scansioni sono intitolate:-“Ho visto corpi e terre, Ferite, suture e Al margine dei fuochi”- E’ interessante citare il primo componimento poetico intitolato Ancora siano i segni, per il suo carattere programmatico,  tratto dalla sezione Ho visto corpi e terre; in tale componimento incontriamo quelli che sono i veri protagonisti della raccolta di Annamaria Ferramosca: il tempo, (non certamente quello degli orologi, non quello lineare, ma quello che non ha avuto inizio), e lo spazio, spazio che vive in simbiosi con gli oggetti, con tutta la materia in esso contenuta; in questa dimensione di cronotopo nasce il suddetto componimento che citiamo (c’è anche da notare che ogni poesia della raccolta è composta da diverse strofe ed ha un titolo). Leggiamo la poesia in questione;-“Ancora siano i segni sulle rocce/ a dischiudere il tempo/ profili di guerrieri e bisonti/ in corsa sotto un piccolo sole/ in forma di stella// ansanti/ per chilometri bagnati di pioggia/ profili di automobilisti e tir/ sommersi da onde radio// vibra/ un dolmen poco lontano/ con forza immobile/ convoca rami e mani// Tre pietre/ - minima famiglia sfuggita al diluvio- /  in silenzio guardarle nella notte/ accostando l’orecchio al tronco dell’ulivo/ sentirsi roccia linfa voce/ arca approdata e fusa in terra// Ancora siano i segni lulle pagine/ a traghettare il tempo lontanissimi/ lembi di cielo pulsanti sulle onde inondano lo schermo, si raggiungono/ Dammi parole dunque, e segni/ piangi sulla mia spalla o canta/ offrimi le scene della gioia/ incontrami// prima che si diradi la foresta/ prima che accada il nero errore/ prima dell’ultima risata/la ruota della terra/ e il suo continuo ridere convulso).”

         La poesia che A. F. ci presenta in questo libro, non si presenta lirica tout-court e questo è dovuto al fatto che un io lirico si può considerare statisticamente molto raro nei vari componimenti di questo libro: la voce che si legge, si ascolta, è quasi sempre descrittiva, a volte ha un tono oracolare e visionario, senza mai cadere nel vago, nell’indistinto o nel retorico. C’è anche, sottesa alla poesia di A. F,. una valenza etico-estetica, proprio perché l’autrice è consapevole che la versificazione non è affatto inutile, deve esistere, essere prodotta ancora.

         Il tono di Curve di livello è disteso ed elegante, dominato sempre da un eccezionale nitore; emblematica è la poesia intitolata Poeti, che fa parte della sezione Al margine dei fuochi; tale componimento presenta un tono colloquiale e vagamente ironico e tratta un tema connaturato tra i poeti, quello del rapporto tra i poeti stessi, che, come è noto, per una legge naturale spesso non sono idilliaci:-“Si alternano al caffè, si scambiano/ avventure visioni moti lunari/ borborigmi sillabe, silenzi/ Un po’ ventriloqui- quel tanto/ che serve a digerire il mondo/ un po’ avventurieri- quel tanto/ che serve a non temere/ incontri irrepetibili…/”; qui, paradossalmente, la poetessa fa emergere la difficoltà di comunicazione e interazione che esiste tra i poeti stessi; in un mondo dominato dall’afasia, nel quale gli stessi poeti scrivono per lanciare lo stereotipato segno del messaggio in bottiglia per i non poeti, gli stessi poeti non riescono a comunicare tra loro, proprio per il mistero che è la vita stessa e il suo negativo fotografico, appunto la poesia.

Raffaele Piazza



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