È stato infinito quest’ultimo
giorno, da tre notti non dormo
per aver accettato uno strambo lavoro
stamattina c’è nebbia
il corpo ha smesso di reclamare
la consegna e vicina e il ritmo rallenta
pregusto
una lunga dormita
una riordinata
uno sguardo allo specchio
un sorriso alla faccia
un po’ devastata
alla tuta deformata al ginocchio
e ascoltando Fabrizio mi chiedo
chi sarebbe al mio funerale
se oggi dovessi morire
in prima fila a far l’inventario
dei bei sentimenti
dei momenti trascorsi
come quadretti di un vecchio diario
da anni mai più riaperto
Ci sarebbe qualche poeta
con un requiem scritto per l’occasione,
o riciclandoci il nome,
ci sarebbe qualche collega,
finalmente una tregua
O forse ci sarebbero loro
i tassisti della via Emilia
che salutano quando
passo correndo
i camerieri del ristorante
che sanno i miei orari
e Andrea dalla portineria
Giovi della fioreria
il mio giornalaio e il tabaccaio
dove ogni tanto passo a vedere
se ricordo come si fa
a parlare
gli studenti del mio palazzo
i rumeni accampati sul fiume
che a volte spaventano
senza ragione
e vogliono solo scherzare
con me che solo sul fiume riesco
ancora a gridare
e verrebbe anche “Ara” di ritorno
dalla sua Palestina o da qualche
lontana missione
verrebbero quelli per cui io sono
“la ragazza che corre”
“la vespista”
“la trasformista”
verresti tu come oggi che dici
“se il lavoro è finito,
l’affitto è pagato, il culo
anche ‘sto mese l’abbiamo
salvato” - e chissà se in poesia
si può dire - tu ridi
e riparti con lo scooter scassato
le pizze sul retro
una luce
senza motivo sul viso, verrebbero
loro, il mio anonimo
coro.
(Dicembre 2004)
METAPOESIA
La caccia alle streghe non è certo finita
qualcuna anche oggi l’avranno stanata
e in contumacia bruciata
una metapoetica l’avran formulata
diafasicamente metapoetata
una nuova voce antologizzata
nella rosa inchiodata dei soliti noti
museificata e seccata in un libro
prima ancora che sia sbocciata
Anche oggi avranno a lungo discusso
di genealogie e generazioni
nomi tendenze norme eccezioni
Che Facciamo A Che Serve A Chi Giova
come promuoverla, e se capita, assolverla
Non ha certo giovato nel preparare
l’odierna lezione sostituzione
nell’evitarmi lo scollamento
per sfinimento da eccesso di ore,
slalom menzogne dissimulazioni,
gogne depistaggi improvvisazioni.
Non è certo servita a trovare più amici
più abbracci, confronti, incontri felici
Temo non possa neppure servire
a far ritardare il mio treno
stasera, a fermare la pioggia
ad asciugarmi i capelli sul collo
in questa giornata di ammollo
dall’alba al tramonto senza
carezze di vento né voli
d’uccelli sopra acque pure
Ho il sospetto che non possa neppure
ripararmi da questo freddo
da questa inquietudine per il domani
(e non penso a un astratto futuro
ma a sbarcare un prosaico lunario)
né a ridare un domani a quest’uomo
che in questa stazione ogni sera
mi segue e mi osserva con gli occhi bevuti
Che Facciamo A Che Serve A Chi Giova
non mi viene nessuna teoria pertinente
sarà il sonno, la fame, il perfetto niente
che mi ha lasciato il mio amore coglione
a senso unico ma per nulla ideale,
contromano e senza cinture
sarà che a guardarla da qui seduta
la mia anima non è ancora andata,
senza versar contributi, in pensione,
non so se per scelta o indecisione
sarà che accucciata su questa panchina,
vetrina finalmente spaccata sul buio
in cui mi ritrovo, o sono sempre rimasta
bambina, (si vede, diranno,
cretina) sorrido, sarà che un libro mi fa
compagnia, di poesia.