Francesco Filia, 8 poesie da L’ora stabilita
1
…quando correre
non sarà questo fuggire
ma restare nella sospensione
tra un passo
e la sua impronta,
tra il respiro e un selciato
spoglio di pietre
e cielo.
2
Indosserai
il rovescio della tua pelle,
sarai
il fil di ferro che tiene
insieme l’affanno del tuo respiro
con lo spasimo dei muscoli tesi
in questa frazione di gloria.
9
Porgo l’ascolto
al tenue di questa voce
e so che ora, proprio
ora,
il più flebile
dei balbettii è
quel che mi è stato donato.
10
Il fronte
del giorno
cade ai
miei piedi
in macerie
e cumuli da
aggirare
o scavare fino
a un granello
di polvere, di
luce, di vita
apparsa di nuovo.
20
È già arrivato
il tempo
di pagare il prezzo
per lo spiraglio
che siamo,
per i tuoi capelli
raccolti e per queste
mie parole, il tempo
di restituire l’ombra
che ci ha legati
a noi stessi.
22
È troppo tardi
per cambiare
le strade
che ci hanno ospitato,
il pallore delle nostre
labbra, i giorni
e le notti che ci hanno
attraversato,
per cambiare
quel che siamo
per sempre.
37
Ogni cosa è allo sbaraglio
nell’aperto
di incroci
e onde sul lungomare,
nella lontananza
di finestre e voci,
in questo restare
che non chiede
il conforto di un inizio.
42
Forse
era giusta
l’altra
di vita non
questa
o forse è giusto
rimanere
nel bivio
di questo giorno.
Nota bio bibliografica: Francesco Filia vive a Napoli dov’è nato nel 1973. E’ stato vincitore della sezione inediti del premio di poesia Dario Bellezza (edizione 2001). Sue poesie sono apparse sulle riviste
La Clessidra
, Poiein, Poetry Wave, Capoverso,
La Mosca
di Milano e Sagarana. Nelle antologie: Periferie (Napoli, 2004), a cura di Michele Sovente, Città sotto l’apparenza, (Milano, 2004), Armi di pace e Oltre la pace (Il Laboratorio, 2005 e 2006), Subway Poeti italiani underground, a cura di Davide Rondoni e con introduzione di Milo De Angelis, (NET poesia, 2006) e nel catalogo di artisti e poeti per i sessant’anni della Repubblica (Il Laboratorio, 2006).
|