Letteratura » Scritti di poesia
LIAISON E SOAVE IL VENTO


Mario Fresa, Liaison
Plectica editrice s.a.s., Salerno, 2002
pagg. 57, € 5,00

Mario Fresa, Soave sia il vento - Aforismi da viaggi
Plectica editrice s.a.s. Salerno, 1993
pagg. 23, € 3,00

Mario Fresa è un poeta della generazione degli  anni ’70, molto promettente, anzi, si può con certezza dire, una delle voci poetiche più importanti di una generazione che, secondo il parere di molti critici italiani, è superiore qualitativamente a quella dei poeti degli anni ’60. Nel panorama poetico attuale, nel quale, come diceva già Eugenio Montale,  per essere poeti basta prendere una penna e un foglio e scrivere, visto che i piccoli editori pubblicano quasi tutti i versificatori (basta che l’autore paghi), si può dire che essere poeti anche senza successo, è un’esigenza dell’essere umano per uscire dalle pastoie dell’incomunicabilità tipiche del postmoderno occidentale; in questo contesto, Mario Fresa è riuscito, con pieno merito, ad emergere, nonostante la sua giovane età, con il suo libro Liason, termine francese, che si può tradurre con Unione, unione amorosa e carnale, visto il forte contenuto erotico che è la tematica centrale di questo libro.

         Probabilmente Fresa, che, con questo testo ha vinto il Premio Giuseppe Giusti per l’Opera Prima, ha usato una parola che non fa parte dell’italiano standard, ma della lingua francese, per rendere più evocativo e misterioso il suo scritto, per affascinarci maggiormente, creando una linea di mistero. I versi di questo libro, di solito brevi e talvolta non strettamente di poesia, ma di un tipo di scrittura avvicinabile alla prosa poetica, sono icastici ed esatti, veloci e la dizione di Fresa è sempre forte e sicura, uno stile inconfondibile, potremmo dire, come deve essere quello originale di ogni vero poeta. Caratteristica saliente di Liason, è un andamento nervoso e quanto mai epifanico, con immagini spesso non prive di visionarietà, leggermente surrealiste; talvolta, il tessuto poetico in cui la materia, trattata con forte coscienza letteraria, presenta frequenti accendimenti e spegnimenti, tipici, non a caso, di una poesia che mette spesso al centro la forza dei sensi, il congiungimento carnale, appunto, quasi sempre metaforizzato, conducendo un discorso molto diverso, per esempio, dalla poesia di uno dei più grandi poeti erotici, come Pablo Neruda con la sua liricità. Fresa non è, quindi un lirico, e, quello che colpisce, è il suo modo di controllare una materia incandescente con la massima padronanza; c’è spesso un tu, al quale il poeta si rivolge, la figura dell’amata, dell’amante, della quale, a noi, è dato poco da conoscere e che, tuttavia, è presente, viva, pulsante, vibrante come lo stesso io poetico, la voce dell’autore, che cerca e realizza, nell’amore fisico, ovviamente, qualcosa che va oltre il piacere dei sensi,  che è intriso di sentimento, affetto sensibile, che diviene poesia.

         Il testo è diviso in prima e seconda parte e, pare  avere, anche perché il tema è sempre lo stesso, una forte valenza poematica, una forte compattezza, per la quale, si può parlare di un mosaico, in un comporsi, poesia dopo poesia, di un organismo formato da più tessere ognuna delle quali ha una sua collocazione precisa e molto sentita dall’autore, che compie un lavoro unitario, attraverso l’accostamento dei componimenti (e anche questo è un pregio).

         Da tutto ciò si deduce che Mario Fresa abbia una già solida preparazione culturale (che va dalla nostra poesia dei secoli passati a una forte competenza sulla poesia contemporanea, che si coniuga con la passione per la musica). C’è in questo autore, molto interessante, una forte componente materica che gli dà consistenza e vitalità vivace, che mette in gioco asperità ed elementi d’urto, di produttivo attrito con l’esperienza:-“ E alla svelta, premendo: / l’acqua mi fa strada,/ e ansiose le gambe sbirciano/ di fuori. Ed entra entra ,/ tu mi bisbigli entra,/ e sul tuo orecchio dipano baci/ come piccole fruste, e stringo il fiato, e sfiorami, dici (di corsa sono sceso,/ la voce gonfia di bava); ed entra, entra,/ tu mi bisbigli, e sfiorami, dico. // sfiorami ed entro/”. Non c’è dolcezza, elegia, in questi versi di Fresa dove tutto pare sotteso ad un non detto, a qualcosa di presunto, che poi è la verità di ogni poesia alta: quella di Fresa, come ha osservato Angelo Lippo, è una poesia diretta, senza esitazioni, abbreviata nella scansione poematica; è una poesia che sintetizza e riassume entusiasmo e volontà creativa. I movimenti, come dice Domenico Cara, sono brevi e vitali, si spostano per annunci, per confessioni colorate; quello di Fresa è un carme anatomico, insediato in un paesaggio di occhi, pupille, ciglia, bocca, labbra, denti, e, tipico del poeta, come nella poesia che abbiamo citato, è la brama di entrare nel tu, in quella creatura da amare, non solo per l’estasi dei sensi, ma per un esercizio di conoscenza e di fusione con la natura:-“ e la gamba, senti, che mena/ altissima che mena/ addentro, addentro/ e nel grembiule di luce// tu feroce rinfreschi le corsie/.” O anche.-“Sono tuo, miniato nella luce,/ Dunque ponimi./ Ritirami dalla tua neve./ Sono meno, e mai,/ e non passo, troppo-”. Talvolta il tono si fa più dolce, anche se mai lirico o elegiaco:-“stringo il respiro,/ ma vieni vieni vieni,/ prima ti prego,/ che sia disciolto il germoglio// delle mie mani unite. “// . Una poesia dal forte impatto sul lettore e che lo fa entrare negli intrecci di ogni pagina, lo coinvolge alla danza.

         Soave sia il vento, Aforismi del viaggio, libro successivo al testo suddetto, è una piccola plaquette, nella quale l’autore, trova il massimo della concentrazione della parola, con la stessa dizione forte e sicura del primo libro: recuperando il genere epigrammatico, che vede nei modelli, tra i poeti italiani viventi, quello superlativo di Giampiero Neri, l’autore conferma la sua attenzione alla corporeità, in molti di questi aforismi; ci sono anche accenni gnomici, talvolta e filosofeggianti, come in:-“Il dubbio che ho più frequentemente è quello della   certezza-“, o in:-“Sempre uguale, appunto sigillata dietro la parola”: questa dicevi, è la morte”. Diciannove pagine di grande condensazione, quelle degli  aforismi di Mario Fresa, libro originale nel suo genere, ma pienamente riuscito e che vede in copertina un disegno dello stesso Fresa molto suggestivo, intitolato Nel corpo segnato dalla parola: così, tra poesia e disegno il cerchio si chiude, parola che si fa carne e verbo, mistica corporea, poesia e tensione delle membra e della mente, nonché della passione per l’arte.

Raffaele Piazza



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