LA FORZA OPERAIA
Adesso questa voce non è solo mia,
ha chiesto pazienza alla classe operaia,
al loro sorriso timido ed imbarazzato
fuori della camera del vecchio caporeparto.
Sono venuti in tanti, riannodando gli anni,
le mogli, i figli, i capelli bianchi,
tutti un poco più stanchi.
Mi hanno chiesto, prima d’entrare,
sostando sulla soglia, cosa succedeva ora
che si disperdeva la loro forza.
Loro avevano fiducia dei compagni,
d’estate, sotto i capannoni ardenti,
si tenevano vicini nel rumore dei macchinari,
assecondavano il ricatto di quegli ingranaggi,
portando la pace in una colazione a sacco
rubando, di tanto in tanto, un morso al lavoro
Solo questo s’aspettavano come riscatto
che quello slancio avesse un ritorno
che una moglie calibrasse il sacrificio
degli straordinari in un giorno festivo,
solo questo adesso chiedono
guardandomi così cresciuto:
che i loro crani fratturati, le loro dita,
i loro polmoni bruciati, venissero raccontati
che la mia lingua sotto i denti
riavviasse gli ingranaggi dei figli e dei padri,
che fermassi gli slittamenti, dei vuoti, dei nostri tempi.
COSTUME E SOCIETÀ
«Poiché le masse devono essere spinte a uscire dal loro mutismo, dalla passività vegetativa a cui erano finora costrette, e a prendere la parola, possiamo intuire che la simbolizzazione di un mondo senza padre avverrà attraverso il linguaggio stesso e non sotto forma sensibile extra linguistica»
Alexander Mitscherlich
La rubrica del Tg2, Costume e Società,
ci avverte che anche quest’estate
la zanzara tigre ci morderà
e alla solita ora, alle 13.40, mia madre piangerà
sul posto lasciato vuoto da mio padre,
sulle sue punture mancate,
sulla sua pelle morbida e schifiltosa
alle creme e alle pomate.
Alla stessa ora, io fuggirò
di casa, come da bambino rifuggivo
le chiacchiere dei vicini,
la convivenza indifferente al fragore della fine,
fuggirò dal posto lasciato deserto,
dal desco paterno,
dai consigli per i consumi,
dal commiato e dai saluti,
dallo spray d’ultima generazione
che non fa più sentire il prurito, il dolore.
LONTANI DALLE NOSTRE MANI
Questo spazio vuoto s’è riempito di sterili strette di mani
e tu che ancora mi chiami
chiedi in nome di quale fame
queste persone si sono accordate.
Noi siamo lontani, separati,
non dall’infinita questione meridionale,
noi siamo lontani dalle nostre mani.
Daniela, se solo potessimo tornare
a Napoli, consapevoli degli anni
e della fine delle parole
se solo potessimo rivederle queste minacce
chiare, pacificanti, senza ulteriori ritardi,
se solo potessimo tornare
a morire insieme della nostra fame.
MECCANICA CELESTE
Che il silenzio, che le mode,
che il tempo campionato del terrore
fluisca e si condensi
sui deschi, sui letti,
che le impiegate dei call center
spezzino i microfoni,
che tornino a parlare
con un tono familiare,
padre, padre, padre,
ordina il nostro sogno,
rimuovi il brusio del giorno,
spezza la tua voce in frammenti
che ognuno l’accolga in timpani domestici,
che ognuno si confidi,
che la tua voce sia quella dei miei fratelli
padre intervieni
sui tempi semestrali,
sul loro batter d’ali,
sui contratti stagionali,
fiorisci in colore
che sia solo uno,
che smorzi le preghiere,
che ci imprigioni, finalmente,
nella traiettoria delle sfere.
Notizie bio-bibliografiche
Vincenzo M. Frungillo nasce a Napoli nel 1973 dove si laurea in filosofia teoretica. Nella stessa città di Napoli ha continuato gli studi nell’ambito della ricerca universitaria. Durante i tre anni di dottorato, 1998-
2001, ha
approfondito il rapporto possibile che lega l’etica e il linguaggio in M. Heidegger. La sua prima raccolta di versi, Fanciulli sulla via maestra (Bari, Palomar), è del 2002 e presenta una nota di Milo De Angelis e una prefazione del filosofo e poeta Eugenio Mazzarella. Il libro è stato recensito da riviste e quotidiani nazionali. Nel 2003 pubblica la plaquette More and More. Il suo secondo libro di versi, il poemetto Ogni cinque bracciate, 2004, tuttora inedito in maniera integrale, è stato pubblicato per sequenze su diverse riviste e periodici nazionali. Lavora al suo terzo libro di versi dal titolo Meccanica pesante. Suoi versi sono apparsi su riviste italiane, Galleria,
La Clessidra
, La mosca di Milano, Poiein, Lo Specchio della Stampa ed internazionali, Gradiva. International Italian Poetry. Èpresente su diverse antologie.