Se stai lì almeno puoi sceglierti un nome
laggiù il parapetto e laggiù le foglie
puoi anche non riconoscere le strade
puoi inventarti un alfabeto in disparte
non c’è altrove se i morti, dici, ancora
non sanno di aver varcato nel sangue
la pietra che divide, un cenno breve
se le corde dei bambini in cortile
se il passo lascia senza piede parte
del cammino che arretrando conduce.
Resti qui e porti a spalla il legno marcio
di una sedia. Altre parole congiunte
saziano quel po’ di morte che al sole
pascola intorno al tavolo infiascato
tra il bicchiere e un vecchio letto arterioso
qui ogni sera occupo per te una scala
dove giunge un po’ di speranza, un soffio
di pietra, un rigo di ruggine cola
tra le ringhiere e in ginocchio mi annusa.
Seguo le transumanze che la notte
porta nei tuoi occhi, è uno scherzo inventato
per non farti vedere mentre cadi
quale ora piumata raccoglie in groppa
tutto il tuo corpo, i segni emersi contro
la siesta, il tordo a cui offri grano e pula
la croce scavata in fondo alle spalle
come se un osso si aggirasse cupo
nel petto e ne impedisse il tocco, il suono
d’acqua e ferro, l’ascesi che apre sotto
le unghie il respiro, un tugurio sbarrato
col sangue che risale dall’infanzia
dai piedi e a fatica raggiunge i denti.
Nota biografica:
Alfonso Guida è nato a San Mauro Forte nel
1973. Ha
esordito con la raccolta di versi “Il sogno, la follia, l’altra morte” (Laboratorio Delle Arti, Milano, 1997). Premio speciale opera prima Dario Bellezza, 1998. Nel
2002 ha
vinto per gli inediti il Premio Eugenio Montale con la plaquette “Le spoglie divise” (15 stanze per Rocco Scotellaro). Nel 2004 è Premio Laboratorio delle Arti per la sezione “Antologia d’Autore”. È consulente per tesi di laurea sull’opera e le figure di Dario Bellezza, Amelia Rosselli e Paul Celan