Luigi Fontanella,
Land
of
Time
, Selected Poems 1972-2003,
ed.
I.
Marchegiani, introd. di D. Della Terza, con testo a fronte in lingua inglese,
New York, Chelsea Editions, 2006, pp. 240, 15 $.
Si raccoglie in questo interessante volume una selezione di poesie di Luigi Fontanella, comprendente i volumi La verifica incerta (1972), La vita trasparente (1978), Simulazione di reato (1979), Stella saturnina (1989), Round trip (1991), Ceres (1996), Azul (2001) e alcuni testi pubblicati sul numero 23 della rivista newyorchese Chelsea (2003). Le poesie vengono presentate in edizione bilingue, accompagnate dal testo inglese di traduttori noti soprattutto a chi, negli Stati Uniti, si occupa di poesia italiana contemporanea, ovvero Emanuel Di Pasquale, W.S. Di Piero, Carol Lettieri, Michael Palma. Tra questi vi è anche Irene Marchegiani, che ha edito il volume, prefato da Dante Della Terza, noto italianista già della Harvard University e professore di Fontanella negli anni del dottorato del nostro poeta, ora docente alla State University of New York, Stony Brook.
I testi di Land of Time si costituiscono nel loro insieme come un diario di viaggio attraverso la quotidianità, in un tono lirico che ricorda spesso una poetica post-pascoliana. La poesia filtra l’esperienza: ciò che ne risulta è una trasparenza della vita stessa, che può essere vista da tutti nello svolgersi del suo spettacolo, come del resto suggeriscono il titolo di una raccolta e un testo che vi è incluso, ovvero La vita trasparente. Il poeta si qualifica come osservatore attento sia del mondo sia di se stesso, anche nell’atto di auto-definirsi “un ritornello antico a cui non so rifiutarmi, / debolezze da romantico attardato / non guarirò mai da questo male” (p. 26), come l’autore scrive in Dopo la festa, titolo di un testo che potrebbe portare un’eco di Festa mobile di Hemingway. Questa lirica contiene inoltre un’interessante considerazione sulla poesia, vista come la perimetrazione dell’energia di una mente in movimento continuo: “Vedi, basta poco, già comincio a viaggiare: / è già tanto se la poesia ti porta / a piacere, attimo e forza di vivere / un solo momento” (p. 28). Nonostante questa vitalità ed adesione all’istante, spesso la malinconia (o “terrore calmo”, p. 110) prevale in una realtà in continuo cambiamento: “Ripassa la macchina / e di colpo l’intero spazio / come un sipario si chiude / e si riapre di colpo” (p. 58). Nel contesto del vivere, pure l’inizio porta dei toni vagamente malinconici: “adesso so che tutto comincia / da un errore o da un’imitazione” (p. 74). Le riflessioni sulla vita includono l’adolescenza, vista con rimpianto, perché rappresenta un inizio già contenente gli obiettivi dell’età adulta: “tra l’inizio e lo scopo già / intraveduto, anche senza i vantaggi / di allora. Basteranno questi / avidi occhi a vedere oltre / il muro e a correre più del vento / di questi ragazzi, noi che ragazzi / volammo” (p. 32).
Fontanella allarga il suo discorso includendo la realtà americana e ottenendo un effetto fotografico in un originale testo dal titolo A una ragazzina in uno speedwash. Alla descrizione della scena che si compie davanti agli occhi del poeta, in una lavanderia a gettoni della periferia americana, viene aggiunto un commento sull’estetica femminile da copertina di rivista, una “donna bambina covergirl / hollywoodiana plastificata mercificata offerta-prodotta / comprata in serie valvola di scarico per americani mezzatacca” (p. 46). Un altro testo riguardante l’America è Amerika America Amen. Lo sguardo del viaggiatore (“viaggiatore ansioso del rientro”, p. 56), coglie le sfaccettature di questo continente. Qui, come del resto altrove, si trova “stupidità e cinismo ovunque” (p. 86).
I testi presentati in questa scelta antologica mantengono un tono unitario e compatto, descrittivo e spesso caratterizzato dall’auto-ironia, come ad esempio in uno dei testi senz’altro più interessanti, Mimikòs: “Ci sono disposizioni selvagge e esatte / come quella della prima occhiata / corrisposte al taglio all’ondata e / la barca va in frantumi le scorie molli / schizzate nel cielo: testimone io / con le palme rimaste aperte / sul vetro dell’acquario” (p. 54, corsivo nostro). Lo stesso tono partecipato e ironico si ritrova nel testo di apertura della scelta di testi tratti da Round Trip, cioè “viaggio di andata e ritorno”: “insomma, mes amis, / ben rassettandomi per gli ultimi botti (e botte) / della giornata, io & il mio Above-J, / come propone (un po’ tardivamente in vero / e in vece del già adottato Super-Ego)…” (p. 100). Anche la scelta di un registro che risente delle influenze del surrealismo (va ricordato che Fontanella è autore di Il surrealismo italiano, 1983) accompagna l’intero volume. Ad esempio: “una giovane e bianca pattinatrice / poco lontano un vecchio in bicicletta / attraversava pian piano a tutto tondo: era / l’aprirsi lento d’un fiore / una rosa già frantumata in sabbia / il nano e la lucertola / immobili e attoniti / su un immenso sahara di ghiaccio” (p. 70); e poi: “una sottile porcellana, una fragile orchidea / assurdamente legata a un rinoceronte / che le stava accanto” (p. 72) oppure come nei sette versi di apertura di Sulla grande piana del mare: “Sulla grande piana del mare / lo scalpitìo rosso d’un cavallo: / un bambino tocca una pianola / dimenticata agli occhi / del suo angelo bianco. / Morire è di nuovo sentire una stagione / un’aria di cielo” (p. 92).
Questa “terra del tempo”, ovvero l’equivalente italiano del titolo inglese Land of time, si propone come sintesi felice della produzione di Fontanella, segnando all’interno della sua scrittura una tappa importante e riassuntiva di un impegno poetico ormai più che trentennale.