Vincenzo D’Alessio: “La musica di Maria Luisa Ripa”
Quanta musica sa trarre l’uomo dal silenzio: ispirazione compositiva, arte e sufficiente forza per superare l’idea del dolore. Il dolore: forza incontenibile nel cuore degli esseri viventi che accompagna dalla nascita alla fine della vita.
Hanno cantato la voglia di superare il dolore miliardi di voci nel corso dei millenni: dai poeti greci, ai nostri contemporanei.
Vale, per tutti, il contributo del poeta Giuseppe Ungaretti:
…
Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso (da: Commiato)
La voce che merita di essere ascoltata all’inizio di questo ventunesimo secolo è di Maria Luisa Ripa, irpina, scomparsa prematuramente e che riveliamo nella raccolta postuma di poesie: Parole dal silenzio (Delta 3, 2003).
Per accedere alla musica che emerge dai versi contenuti nella raccolta bisogna adattare la voce e la mente all’ascolto, al grido e al silenzio, al ritmo e al battito lento del metronomo del tempo.
Ci viene in aiuto un altro titolo ed un altro autore dal mondo della succisa: Voci dal silenzio, del maestro Ennio Morricone (Deco, 2004) e rafforzare l’idea di ascolto che proponiamo.
Definiamo la Nostra “l’architetto della musica” per tutte le opere realizzate: dalle reali strutture architettoniche alle fontane, alle piazze, ai palazzi, al tabernacolo nella chiesa madre di Guardia Lombardi per culminare nei versi, tutto trasmette l’amore per la vita, l’immensità del creato e del suo Creatore.
Sublime, cauta, perenne, sospesa, forte, la poetica di Ripa si innalza dalle parole per raggiungere l’umanità di questi anni, mortificata ad ogni livello di età dai “mali incurabili” sospesa tra la vita e la morte in un tempo “che perde le ore e diventa eterno”.
Ascoltiamo dai suoi versi:
Una sola domanda
“chi sono adesso
in questo silenzio di musica
e di parole non dette” (pag. 84)
Il tempo terreno dell’Autrice è giunto alla fine e lei ne ha piena coscienza. Il tempo dell’Eternità inizia. La sua esistenza aveva tratto nutrimento dall’Arte, ispirandosi a Michelangelo Buonarroti, a quei corpi robusti e soffusi di una pacata luce rosea. I disegni che accompagnano la raccolta, realizzati mentre in ospedale la malattia consumava le poche energie rimaste, lasciano trapelare la medesima possente voglia di vivere, il magma sottile che regge l’esistenza, l’impossibilità di completare il sogno di esistere.
Uno spartito dove il “credere” e lo “sperare” hanno innalzato la sinfonia dell’Amore in nome di tutta l’umanità sofferente. In questa nitide identità d’ispirazione noi accostiamo i versi della raccolta di Ripa alla musica del maestro Morricone. In questa stupenda successione tematica avvertiamo i colori delle immagini sonore che sovrastano l’atrocità del dolore; anche solo per un breve istante l’Uomo riesce a “perdonare al dolore” le sofferenze degli uomini.
Cautamente vorremmo concludere questo intermezzo sulla poesia di Maria Luisa Ripa richiamandoci alle “Rime” del maestro Michelangelo Buonarroti:
che serie morte, s’ a’ miseri è dura
a chi muor giunto a l’alta suo ventura?
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