Azzurra D’Agostino
Con ordine
LietoColle, 2005
Con ordine è una plaquette,esile e preziosa come un cammeo, scandita dall’autrice nella compagine di due sezioni di diseguale ampiezza,all’interno delle quali ,ai testi in lingua,si intersecano ,nel felice equilibrio di una diglossia costitutiva già flagrante nei documenti precedenti (si confrontino i testi raccolti in “Voci di poesia”;Pendragon; e la raccolta “D’in nci’un là”,I Quaderni del Battello Ebbro),poche ma significative poesie in dialetto.
Azzurra D’Agostino,nata in provincia di Bologna nel 1977, una delle voci più nitide negli orizzonti della giovane poesia italiana di questi anni(è stata tra l’altro finalista del certame poetico svoltosi nella città di Cetona l’estate scorsa),consolida in questa raccolta uno stile nutrito di compostezza,nitore e di una precisione formale priva di sbavature.
La mostra del Tempo,titolo della prima sezione, concentra in particolare i documenti poetici forse più memorabili.Qui,in una sequenza di testi dall’andamento descrittivo,adagiati su una sintassi compatta e affabile,l’io loquente articola in profondità il suo percorso,raziocinante e metaforico,negli invisibili sottosuoli dell’evidenza, armandosi di uno sguardo grandangolare,neutro all’apparenza,ma nel suo gelido trascorrere sulle cose,capace di sondarne,mediante un’acutissima sensibilità tattile ,le più profonde venature,fino a raggiungere “l’ordinaria mostra del Tempo”,”lo star dentro le ossa macinate/un giorno poi un altro /fino al lasciare tutto così/inasprito dal mancare”( citiamo dalla poesia eponima,pag.12).
Viene da pensare a un’efficace immagine di Giovanni Raboni a proposito della poesia di Bartolo CAttafi:”una luce fredda,uniforme e tagliente,nella quale gli oggetti si profilano con precisione piatta e sinistra come al di là di una vetrina…”(G.Raboni,
La Poesia
che si fa,Garzanti,2005,pag.205). Anche in questi testi possiamo individuare frequenti teorie di oggetti,umani,animali,vegetali,inermi e abbaglianti,taciti ed evocativi: “gli stracci i bavagli/l’odore di malattia/da cui distogliere gli occhi”(pag.11), i “corpi come foglie”dei malati nei cronicari “messi uno accanto all’altro/a filo delle pareti di modo/che non si notino tanto”(ibidem);le fantasmagorie anonime e pulviscolare di un”Estate in città”,con i cani che “aspettano accaldati fuori/dai supermercati che faccia sera”(pag.13);e ancora “Sull’autobus”,”a mescolare la mia pelle alle vostre/a rintoccare l’orologio del mio tempo /sulle facce tirate sulle/lingue straniere sull’odore di fritto/e polvere e sudore e cose rubate” (pag.14).Una furia nomenclatoria che la geometria dei versi,la sillabazione pacata ed esatta delle parole non disperdono ma fissano in un ordine in cui si scioglie e si rapprende un sentimento del Tempo scandito dal dolore,scandalo disarmato, e dal silenzio(linguaggio supremamente affine alla Poesia),come accade ai vecchi,il cui sguardo” scorre altrove a cercare quella cosa che/dovevano dire/Dura poco ,poi richiudono la bocca e sembra che non sia /importante/E’ silenzio,questo?”(pag.15).
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