Traduzioni e cura di Antonio Parente
Pauliina Haasjoki (1976) studiò letteratura all’Università di Turku, dove successivamente ha conseguito il grado accademico di licenziato. Debuttò con la raccolta Una stanza alla finestra (Ikkunassa on huone, Nihil Interit 1999) caratterizzata da un approccio poetico esente da eccedenze o inflazioni letterarie, e dove il trattamento dell’immagine, consolidato dalla lezione modernista, arriva ad un minimalismo impressionistico di forte valore lirico. Nella sua seconda raccolta, Quelli che aspettano il tuono (Ukkosen odottajat, Tammi 2002) le liriche acquistano una ancor maggior profondità. Per il 2005 è in programma l’uscita della sua terza raccolta, Alberi loschi (Epäilyttävät puut). La Haasjoki è stata anche redattrice della rivista di poesia Lumooja ed è co-redattrice del prossimo numero di MotMot, l’almanacco del «Club dei poeti vivi».
Son stata troppo tempo a pensarci
e l’eccesso fu in me.
Anch’altro che pigolio e luce,
comunque sopratutto quello, ora solo quello.
Mi sono lasciata alle spalle pochi libri
aperti e qualcosa di schiuso.
(Una stanza alla finestra, 1999)
Spazzolo i capelli verso il basso
c’è del fumo fuori prima degli alberi.
I capelli caduti li getto agli uccelli per il nido.
Le tende sono candido fumo, tutto quadra.
E gli uccelli ringraziano, il canto ringrazia
(Una stanza alla finestra, 1999)
Verso sera giro in spirali familiari,
la mia ombra ha un quadro quasi realistico di me.
Strano, ma mi sento feconda
sebbene sia sola e ammansita dagli ormoni.
Il vento mi dà una mano.
La bici vola,
bambina, e com’è divertente il proprio ritmo.
(Una stanza alla finestra, 1999)
Quando arriva l’estate e fuori profuma di sperma
e nessuno mi crede quando dico cosa i sensi affermino,
allora scendo in ascensore dalla città giù verso terra
e vado sul ponte, sull’isola, nel bosco e nella casa verde.
Un quattrozampe familiare mi viene incontro
per strada verso estati precedenti
tanfo melmoso nell’acqua e sugli alberi frondosità
e il proprio tutto sorprende come un amorevole pastore elettrico.
(Una stanza alla finestra, 1999)
Il ragazzo aspetta il tuono sull’altalena del cortile
tra le case un attimo durante il quale non si può iniziare nulla
Nelle tue tasche lingue straniere e leggende
babele di sogni e un gioco, in cui si cade oltre il bordo
in erroneo ordine
siamo ancora tanto più caldi dell’aria
possiamo creare elettricità nelle nuvole
accenderla
aspettare fino a sera
(Quelli che aspettano il tuono, 2002)
|