Gabriela Fantato
Il tempo dovuto (1996-2005)
Editoria & Spettacolo, Roma, 2005
pagg. 183, €10,00
La poetessa Gabriela Fantato stupisce per la sua felicissima vena poetica: ad un primo livello di lettura la sua poesia sembrerebbe già, originale,: ma subito si rimane colpiti da una caratteristica centrale nel suo poiein e cioè quella facoltà positiva della scrittura che Italo Calvino, nelle sue Lezioni americane,definisce leggerezza. La parola della Fantato, a partire dal primo verso, spicca il volo con un minimo sforzo e la prima parola sembra sempre essere il viatico per una partenza felice e uno stile, una scrittura, che parte dalle feritoia, da quel momento ineffabile che Heidegger definisce attimo, quella sospensione tra essere e non essere, che nei versi successivi, diventa, in ogni componimento, un esercizio di conoscenza. Quotidiano vissuto in ambiente urbano, la stessa Milano di Milo De Angelis, sentimenti sublimati insieme alla propria fisicità, in un mettersi in gioco continuo con la vita, gli oggetti e le persone, il tutto teso verso una gioia di vivere, mai proiettata nel futuro, ma sempre cercata e trovata nell’ hic et nunc, nel cronotopo spazio-temporale, nel momento, quando poesia e vita, e questo è un fatto degno di nota, si sovrappongono fondendosi come velature di acquarello e trovano l’etimo profondo, il senso e il fondamento della vita, il che, a livello ontologico, è quello che è la caratteristica più alta in senso etico della poesia.
Raffaele Piazza
|