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La scomparsa del professore Arnaldo Santoli è stata quanto mai immatura. L´Uomo aveva ancora molto da dare alla cultura umanistica, filosofica e storica. L´onore di commemorarlo in occasione della sua Dipartita è, per me, particolarmente doloroso perché io, nell´età della mia fanciullezza e della mia adolescenza, ho avuto il privilegio di essere stato iniziato da Lui alla scoperta della letteratura italiana, della storia e dell´educazione civica. Il Prof. Santoli, nato da una nobile e blasonata famiglia, era non soltanto un nobile di nascita ma, soprattutto, era un nobile di mente e di cuore. I ricordi di Lui si affollano nel mio animo; e mi è caro rimembrare quando egli mi porgeva, sebbene io fossi, allora, soltanto un ragazzo di età dagli undici ai quattordici anni circa, le sue dotte spiegazioni sulla Divina Commedia. Egli, sin d´allora, mi insegnava che l´unità è divina e che la divisione è diabolica. Da Lui ho appreso l´autentico significato dei canti politici che Dante dedicò alle divisioni esistenti allora nel seno dell´Italia e della Cristianità. Il Prof. Santoli mi diceva che, nell´ottica dantesca, il canto di Farinata degli Uberti, (che Egli, nella sua saggezza, mi fece imparare a memoria), rappresentava lo specchio delle fazioni esistenti nella Firenze del Medio Evo; che il canto di Sordello da Goito significava, nel Purgatorio, la speranza di una possibile unità dell´ltalia, che il Sommo Poeta fin d´allora auspicava; che la raffigurazione dell´Aquila e la sua esaltazione, nel Paradiso, rappresentava l´auspicato ritorno all´unità politica della Cristianità voluta dal Disegno di Dio. Il Prof. Santoli, con la pazienza che lo contraddistingueva, mi spiegava che la Monarchia imperiale, con cui l´antica Roma aveva unificato tutti i popoli del Mediterraneo, aveva costituito il necessario preludio dell´avvento del Cristo, Uomo-Dio ed artefice della fratellanza di tutti gli uomini nel Suo Nome.
Devo, pertanto, dire che la mia formazione culturale, etica e politica è dovuta in gran parte al Suo insegnamento. Sull´onda dei ricordi, mi viene spontaneo pensare anche alla Sua interpretazione della lirica leopardiana. Ancora oggi, sono vive in me le Sue dotte spiegazioni sulla concezione della natura che il Leopardi aveva; nonché sulle differenze tra il suo pessimismo, che trovava un lenimento ed un sollievo nella contemplazione della natura, col pessimismo del tedesco Schopenauer, che considerava la vita umana del tutto priva di scopi e che trovava l´unico conforto, per continuare a vivere, nell´ascolto della musica.
Il Prof. Santoli distingueva, tra i Canti di Giacomo Leopardi, l'"Infinito" da "L´ultimo Canto di Saffo"; rilevava la differenza tra questo ed il "Canto del pastore errante nell´Asia"; infine sottolineava la differenza della poetica tra questi Canti e la Lirica de "La ginestra". Egli mi spiegava la differenza non solo poetica ma anche filosofica esistente tra l´"Infinito", nel quale l´uomo (e, cioè, ciascuno di noi) sogna di conoscere gli spazi che si trovano oltre la sua ristretta vista spirituale e "La ginestra", che rappresenta l´umile fiore, simbolo della umana esistenza, che sopravvive a tutte le traversie della vita, così come la ginestra è un fiorellino che sopravvive alla furia dello "sterminator Vesevo". La natura matrigna, mi spiegava il mio Maestro, non impediva, secondo l´ottica leopardiana, la possibilità dell´uomo di vivere e di consolarsi nella contemplazione della sua fredda bellezza. Debbo al Prof. Santoli anche una parte delle mie idee politico-istituzionali. Il mio Maestro vedeva, nella Monarchia Sabauda, il simbolo dell´unità nazionale e della tradizione risorgimentale. Egli considerava la Repubblica (allora nata da pochi anni) come una frattura nei confronti della storia d´Italia. Arnaldo Santoli mi fece giustamente imparare a memoria la celebre ode del Carducci "Piemonte"; ed in particolare Egli mi spiegò gli ultimi versi di questa poesia, nei quali il grande Re Carlo Alberto veniva presentato a Dio, dopo la sua morte, da quegli stessi congiurati che il Re aveva condannato per ribellione. Sono versi sublimi, che spiegano la grandezza della figura di Carlo Alberto e la funzione della Monarchia Sabauda: "Eccoti il Re, Signore, che ne disperse, il Re che ne percosse. Ora, o Signore, anch´Egli è morto, come noi morimmo, Dio, per l´Italia". La Repubblica, mi diceva il Professore, aveva tranciato i ponti col passato. Essa, di conseguenza, avrebbe impedito (come purtroppo è stato), il risorgere dell´unità spirituale della nazione ed avrebbe sancito la condanna della nostra Patria a rimanere vassalla del vincitore americano in politica estera e ad essere succuba della Chiesa Cattolica, (intesa come ente di potere temporale), in politica interna. La storia della Religione faceva parte anch´essa dell´insegnamento che il Prof. Santoli mi impartiva. Il mio Maestro sapeva ben distinguere i due sempiterni volti della Chiesa. Arnaldo Santoli, infatti, era un fervente credente: quindi, Egli mi insegnava che, nel campo dello Spirito, la Chiesa era indefettibile ed infallibile perché Essa promanava da Dio. Ma il mio Maestro era anche un laico che non tollerava l´ingerenza della Chiesa nelle questioni temporali.
Egli mi insegnava che l´unità d´Italia si sarebbe compiuta agli inizi dell´undicesimo secolo, se l´interesse temporale della Chiesa non avesse bloccato la formazione di una ltalia unita. La Chiesa, infatti, voleva, dal punto di vista temporale, avere il predominio su tutti i piccoli potentati in cui l´Italia era divisa. Pertanto, Essa non poteva tollerare che l´Italia divenisse uno Stato sovrano come la Francia di quel tempo o come la Germania unificata dal Sacro Romano impero. Ricordo che Arnaldo Santoli addebitava giustamente alla Chiesa la caduta della dinastia Sveva nell´ltalia Meridionale e la conseguente fine della prosperità del Mezzogiorno. Egli mi diceva che l´imposizione, da parte del Papato, della dinastia della Gasa d´Angiò, aveva bloccato qualsiasi evoluzione civile nel Sud d´Italia ed aveva costituito l´inizio di quella questione meridionale che nessun Governo è mai riuscito a risolvere. Arnaldo Santoli mi spiegava che la dinastia angioina aveva cristallizzato una società feudale già in via di estinzione ed aveva reso il popolo non più capace di evolversi nel campo del commercio. La società feudale instaurata dalla nefasta dinastia francese degli Angiò, messa alla testa del Regno del Sud dagli interessi del papato, creò una società feudale retriva che, sebbene in altre forme, esiste ancora oggi. Sono mutati i padroni; al posto dell´antica Nobiltà è subentrato il potere semifeudale dei capi politici o, addirittura, della camorra e della mafia. Ma nulla è mutato da allora. Il popolo meridionale è costretto anche oggi ad inchinarsi ad un potente persino per ottenere il riconoscimento dei suoi legittimi diritti. Arnaldo Santoli mi ha insegnato tutto questo; ed io, oggi, a distanza di circa cinquanta anni, mi sento ancora un Suo umile allievo. Il Prof. Santoli, nel corso della Sua operosa esistenza, ha dato i tesori della sua cultura ad innumerevoli generazioni del Liceo "Colletta" di Avellino. Tuttavia, io sento il dovere di dire che l´abito del professore di liceo gli andava veramente troppo stretto. Egli avrebbe dovuto insegnare in una prestigiosa Università, per poter meglio discettare sui problemi posti da Dante nel "De Monarchia"; opera sublime di Dante, che il mio Maestro, con infinita pazienza, tentava di spiegarmi. Il Prof. Santoli era un ammiratore della tesi politica dantesca sulla necessità di una Monarchia universale di matrice Romano-Cristiana. Il Prof. Santoli avrebbe avuto bisogno di una Cattedra universitaria per far comprendere alla gioventù il significato dell´etica politica e per insegnare ad essa i Doveri che ciascuno di noi ha verso la Patria (che dovrebbe essere incarnata dalla persona del Re); dei Doveri che ciascuno di noi ha nei confronti della famiglia, che rappresenta sempre la cellula più vitale della Civiltà; dei doveri, infine, che ciascuno di noi ha nei confronti di Dio, sempre misericordioso, ma giusto nei Suoi supremi ed indefettibili Decreti. Con questo spirito e sull´onda della mia commozione, dò l´addio al mio Carissimo Professore. Addio, Prof. Arnaldo Santoli; Vale, mio Maestro di cultura e di vita.
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