In memoria di Mario Monicelli a cura di Matilde Tortora
Caro Mario, stamane è stata una giovane a dirmi della tua morte. Si è poi dispiaciuta di essere stata lei ad avermi data questa questa triste notizia ed io le ho detto condividendo con lei il dolore per la tua morte che da nessun altro, se non da un giovane avrei mai voluto apprenderla. Certo è che sono stati i giovani, così tanto connessi in rete, i primi a sapere, ma quello che so per certo è che essi ti conoscevano, uno dei pochissimi della tua generazione, ad essere davvero connesso a loro.
Mi è venuto in mente che tu una volta mi dicesti che “Renzo e Luciana” questo tuo film di cinquant’anni fa che raccontava dei problemi di due giovani, ti era ancora caro. Tu, il grandissimo sceneggiatore e regista, di cui in tantissimi e certo non solo in Italia, ricorderanno i grandi film, regista massimo italiano, il cui cinema è stato specchio importantissimo e fecondo per tutti noi, artista gentiluomo e colto, attento ai tanti “guazzabugli” del cuore e della varia condizione umana, tenevi forte la discendenza e la forte parentela del tuo cinema con la letteratura, e anche con l’epopea manzoniana, dando voce agli umili di cui hai raccontato le vicissitudini, a cominciare da “La grande guerra al film” al film “I Compagni” in cui trattasti del problema del lavoro e di uno sciopero operaio, il primo, in una fabbrica tessile di fine Ottocento , e nei tuoi celeberrimi film, che hanno inventato “la commedia all’italiana”, davvero hai saputo dire i “tanti “guazzabugli” del cuore e della varia condizione umana. E non hai dimenticato, certo, i giovani, ai problemi dei quali fino all’ultimo ti sei interessato.
Nessuno ti era estraneo, nessuno dei tuoi contemporanei, nessuno di coloro che hanno avuto la ventura di trovarsi ad abitare questa terra mentre tu la abitavi: fossero essi i vicini del rione Monti, i tuoi vicini di casa, fossero i ventenni coi loro tanti problemi, fossero i tuoi amici e i colleghi di cinema, fossero i destini della collettività e del mondo intero, a te nessuno era estraneo.
A te, cui ogni destino umano davvero interessava. Come interessò il grande Don Lisander Manzoni.
Qualche anno fa mi desti anticipazioni su un film che avevi in animo di girare, per il quale stavi lavorando alla sceneggiatura assieme a Suso Cecchi D'Amico e a De Bernardi, film che dicesti, si sarebbe intitolato "L'uomo nero".
L’ho ricordato stamane alla giovane amica, che ha stentato a credere che anche a te, perfino a te, non tutto fu possibile.
"Non so se lei conosce un gioco di carte che si chiama proprio così, in cui chi rimane con questa unica carta in mano, deve pagare penitenza, in una certa maniera questi immigrati che vivono nel nostro paese "pagano anch'essi penitenza". Ma, poiché fare film drammatici non mi ha mai interessato, sarà una commedia, amara, grottesca, ma non un film drammatico, è che comunque mi interessa trattare questo argomento, della vita assai difficile di migliaia di persone che tutti noi abbiamo sotto gli occhi e a cui mi pare che non prestiamo abbastanza attenzione".
Ci mancherai, ma anche tutti quelli che verrano poi, sapranno di te, questo è certo.