Tosca, Anna, Renata, Carla, Lina: un importante restauro, un importante convegno di cinema al 51° Festival dei due Mondi di Spoleto a cura di Matilde Tortora
Uno dei registi italiani, di attestata levatura internazionale, che più si è cimentato nella trasposizione cinematografica dei soggetti legati al teatro dell’opera, è stato Carmine Gallone.
Il suo film Avanti a lui tremava tutta Roma, che è del 1945, il cui titolo richiama la celebre frase pronunciata dall’eroina pucciniana Floria Tosca, dopo aver assassinato il barone Scarpia,, è stato presentato nella sua versione restaurata a Spoleto nella sezione Cinema curata da Nicoletta Ercoli, della 51° edizione del Festival dei due Mondi di Spoleto, Presidente e Direttore artistico Giorgio Ferrara. Il restauro del film è stato realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia e Ripley’s Film in collaborazione con Marzi Srl, il concorso di Spoleto 51 Festival dei due Mondi e con il contributo della Fondazione Carla Fendi.
La proiezione di questa copia restaurata avvenuta a Spoleto , ha costituito un importante evento, potendosi vedere nell’edizione oggi completa, alcune scene,in essa confluite, che mancavano dalle precedenti copie, e l’ottimo esito di, un processo complesso che ha richiesto diversi anni e diverse fasi d’intervento, da quando una prima copia, su cui poi si è intervenuti, fu ritrovata nel 1991 alla Cineteca di Losanna.
Nella rappresentazione della Tosca di Puccini Gallone inserisce un episodio della resistenza di Roma poco prima dell’arrivo delle truppe alleate: le due vicende sono continuamente intrecciate, ma predomina quella dell’ attualità. Il tenore, che aveva nascosto in casa un paracadutista inglese e che canta la Tosca in stato di arresto, sarà salvato al momento della morte di Cavaradossi dalla prontezza di spirito dei macchinisti e della fidanzata, che nella messinscena operistica con lui sostiene la parte di Tosca. Il regista volle nel ruolo della protagonista Anna Magnani doppiata per le parti cantate da Renata Tebaldi mentre in quello di Mario Cavaradossi il grande Tito Gobbi, tra le voci tenorili più apprezzate della storia della lirica non solo italiana.
Con questo film Carmine Gallone fa incontrare i personaggi di Sardou e di Puccini con l’attualità, (il film si svolge a cavallo del 4 giugno 1944) ovvero intreccia il tema operistico coi temi della resistenza antinazista. Coerentemente con la sua carriera fatta anche di diversi film-opera e drammi lirici, Gallone intreccia qui in maniera indissolubile lirica e vita, melodramma e passioni libertarie.
Per vedere questa copia restituita alla fruizione degli spettatori (assieme ad un folto e motivato pubblico) e riflettere sull’importanza del restauro nel cinema, a Spoleto in sala Frau il 10 luglio scorso sono giunti eminenti protagonisti e del nostro cinema: i registi Carlo Lizzani, Giuliano Montaldo, Lina Wertmuller, e lo sceneggiatore Andrea Purgatori, Caterina D’Amico (A.D. RAAI/Cinema), Simonetta Puccini (creatrice della Fondazione Giacomo Puccini), Sergio Toffetti (Conservatore della Cineteca Nazionale), e il grande costumista Piero Tosi. Era presente anche la signora Carla Fendi, che si è detta disponibile in futuro a contribuire ancora con la sua Fondazione a restauri cinematografici, consapevole di quanto sia importante intervenire su pellicole, a rischio, e destinarle, con il restauro anche alle generazioni future.
È noto infatti che il patrimonio cinematografico mondiale, in una considerevole parte, risiede in archivi e cineteche en attendant un restauro; si pensi che l’UNESCO stima in più di 2.2 bilioni di metri di pellicola quelli soggetti a inevitabile degrado, se non si interviene in tempi ravvicinati.
I relatori del Convegno hanno infatti tutti sottolineato nei loro interventi quanto il restauro sia e debba essere considerato preminente negli intendimenti di tutti coloro che , a vario titolo, s’occupano di cinema, poiché i film sono traccia della storia non solo artistica, ma culturale del XX secolo. La perdita di un film significa perdere una traccia importante della nostra storia e della nostra cultura e depauperarci di uno degli strumenti più eloquenti che abbiamo avuto per narrarci , nella nostra complessità: fotogrammi cui dunque spetta di destinarsi ancora alla proiezione.
Il regista Carlo Lizzani e Nicoletta Ercoli curatrice della sezione Cinema del Festival di Spoleto
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