Adriana Valabrega, acrobata e danzatrice sul filo del tempo e della poesia a cura di Maria Proja de Santis
Il volumetto di poesie “Acrobata sul filo del tempo” di Adriana Valabrega, edito da Paola Caramella editrice, Torino 2009, si presenta come un’opera variegata e molto interessante per la ricchezza delle sollecitazioni umane, artistiche e ispirate alla natura che l’autrice ha colto con grande profondità e ha espresso con un linguaggio nitido e raffinato, all’insegna della sobrietà.
Adriana Valabrega, laureata in filosofia teoretica presso l’università di Torino, con una tesi sulla filosofia del dialogo di Martin Buber, docente di storia e filosofia presso il Liceo Classico “Cesare Beccaria” di Milano, ha coltivato nel corso degli anni vivi interessi culturali in particolare nei confronti del paesaggio, delle arti figurative, della musica e della poesia.
Le liriche raccolte seguono il filo rosso della sua vita, da quando giovane studentessa del Liceo Classico “Vittorio Alfieri” di Torino scriveva e discuteva di poesia e scrittura creativa con l’amica Vally.
Abbandonate in un cassetto, nel corso della vita, queste presenze celate hanno chiesto di esistere e i figli Davide e Michi, particolarmente intelligenti e sensibili, hanno spinto la mamma a continuare a scrivere e pubblicare. Davide e Michi sono molto presenti nei versi e qualche volta si sono anche uniti nello scrivere in comune.
La raffinata copertina non a caso è una composizione di Davide, mirabilmente versato anche nel disegno.
Una musica che va ascoltata con l’orecchio “interiore” percorre i versi e vivifica immagini efficaci espresse con linguaggio icastico.
Alcuni versi soni vere gemme per la loro forza emozionale e comunicativa: nell’esprimere il canto profondo Adriana, che sembra uscire come la sposa tra mimose gialle da un quadro di Chagall, è l’uno che fa vibrare il “tu”e qui sta il valore di una poesia che non si chiude certo in un vacuo e sterile dire di sé.
Come Chagall, una delle fonti ispiratrici dei versi, Adriana con pennelli di fuoco ri-crea mondi evocatori di bellezza e mostra come il bello e l’incanto nostalgico che ne emana siano i suoi sentimenti ispiratori prevalenti.
Il mondo della natura, il paesaggio marino in particolare i luoghi dell’anima, in primis Gerusalemme, la musica, la pittura, gli affetti familiari... vivono con ricchezza d’ immagini di felicità estetica, anche quando si accompagnano al canto del dolore per la tragedia delle Shoah, memoria indelebile in Adriana, figlia di Gerusalemme, come dovrebbe essere in tutti coloro che si definiscono uomini.
Nessuna retorica viene da queste liriche dal linguaggio attento, controllato che dicono verità universalmente valide.