FILIPPO TOMMASO MARINETTI. Invenzioni, avventure e passioni di un rivoluzionario. Mondadori Collana Le Scie. pp. 344, € 20,00 a cura di Giordano Bruno Guerri
IL LIBRO: Dopo il Rinascimento, la creazione culturale italiana più originale e importante è stata il futurismo: avanguardia di tutte le avanguardie del Novecento, ha cambiato per sempre il modo di intendere l’arte e il rapporto arte-società. Da non molto la critica ha cominciato a riconoscere la forza dirompente di questo movimento che nel 2009, centenario del Manifesto, avrà la sua apoteosi, in un diluvio di mostre, studi e celebrazioni. Eppure si continua a trascurare la figura e l’opera del geniale inventore del futurismo, che è un po’ come pretendere di capire il fascismo ignorando Mussolini. Filippo Tommaso Marinetti ebbe una vita affascinante di artista e rivoluzionario, che Giordano Bruno Guerri racconta con ritmi narrativi e interpretazioni inedite. Nato nel 1876 a Alessandria d’Egitto, fu poeta, editore, romanziere, saggista, oltre che uno straordinario provocatore, dissacratore e motore di cultura, in ogni ambito. La sua capacità di scoprire e suscitare talenti non ha pari. Per sostenere il futurismo, disperse il patrimonio di famiglia, ma una sua caratteristica peculiare rara fra gli intellettuali fu essere un uomo felice, cui non venne mai meno l’entusiasmo. Seduttore dalle mille avventure, ebbe un lungo e appassionato matrimonio con Benedetta, pittrice e scrittrice futurista. Fra i tanti luoghi comuni che questo libro smentisce c’è quello del «disprezzo della donna», che in realtà Marinetti antesignano anche in questo voleva emancipare fino a metterla alla pari dell’uomo. In politica fu sostanzialmente un anarchico: anche nello stesso pensiero anarchico, perché considerava la Patria più importante della libertà. «Italianista» più che nazionalista, fu tra i fondatori dei Fasci di combattimento, dai quali si distaccò quasi subito, quando Mussolini tolse dal programma lo «svaticanamento d’Italia» e la lotta alla monarchia. Aderì tuttavia al regime, fino a diventare accademico d’Italia, volontario nelle guerre d’Etiopia e di Russia (a sessantasei anni). Benché apertamente ostile alle leggi razziali e al nazismo, era a Salò poco prima della morte, nel 1944. Questa contaminazione politica, di gran lunga posteriore alla creazione del futurismo, ne ha fatto in Italia un personaggio condannato a un’irrazionale damnatio memoriae. Grazie a una documentazione eccezionale e alla sua capacità di analisi psicologica, Guerri ce lo restituisce intero, con tutta la sua gloria e le sue contraddizioni.
L’AUTORE: Giordano Bruno Guerri ha diretto “Storia illustrata”, “Chorus” e “L’indipendente”, è stato direttore editoriale dell’Arnoldo Mondadori Editore, presidente della Fondazione Ugo Bordoni, docente di storia contemporanea in numerose università straniere. Attualmente è il Direttore del Vittoriale dannunziano. Autore e conduttore di trasmissioni radiofoniche e televisive, da Mondadori ha pubblicato tra l’altro: Fascisti (1995), Giuseppe Bottai, fascista (1996), Antistoria degli italiani. Da Romolo a Giovanni Paolo II (1997), Il Malaparte illustrato (1998), Italo Balbo (1998), Galeazzo Ciano (2001), Eretico e profeta. Ernesto Buonaiuti, un prete contro la Chiesa (2001), Rapporto al duce (2002), Un amore fascista. Benito, Edda e Galeazzo (2005) e D’Annunzio. L’amante guerriero (2008).