Daniele Comberiati, La quarta sponda. Scrittrici in viaggio dall’Africa coloniale all'Italia di oggi, Caravan Edizioni, Roma 2010, pp. 208, € 14,00 a cura di Francesco Bianco
Un fatto è certo: del colonialismo italiano si sa poco e si fa poco per saperne di più. Nei programmi scolastici l'argomento non copre che poche, secondarie pagine di storia contemporanea, su cui spesso si sorvola per concentrarsi su argomenti più “importanti”. I mezzi di comunicazione di massa, neanche a dirlo, inseguono affannosamente il presente che diventa futuro, dando poca importanza alle radici che, per capire davvero quel presente-futuro, sono indispensabili. Di libri se ne scrivono pochi: meno ancora se ne leggono.
In questo contesto il lavoro di Daniele Comberiati assume un rilievo culturale ancora maggiore: La quarta sponda (uscito già due anni fa in una piccola edizione, oggi riveduta e corretta) non ha soltanto il merito di sollevare quello strato di polvere che sottrae alla vista e all’interesse temi che ci riguardano più di quanto non si creda; ha la grande qualità, soprattutto, di farlo in modo assolutamente originale. Attraverso nove interviste ad altrettante scrittrici provenienti da Somalia, Etiopia, Eritrea e Libia, l’autore disegna una mappa storico culturale di ciò che è stato l'impero coloniale italiano e di ciò che ne resta oggi, nel Corno d’Africa e in Libia come in Italia.
Le esperienze di vita e di scrittura di Luciana Capretti, Cristina Ubax Ali Farah, Igiaba Scego, Erminia Dell’Oro, Elisa Kidané, Ribka Sibhatu, Gabriella Ghermandi, Maria Abbebù Viarengo e Martha Nasibù sono le più diverse fra loro; nondimento, esse hanno tutte in comune la provenienza da ex colonie italiane d'Africa, così come il fatto che scrivono in italiano. Italiano, osserva Comberiati nell'introduzione al volume, insaporito con elementi rubati alle lingue dei paesi d’origine, l'arabo tripolino di Luciana Capretti, il somalo di Cristina Ali Farah, l'amarico di Gabriella Ghermandi e il tigrino di Erminia dell’Oro; perché la scrittura, per queste nove autrici, che compongano versi o che costruiscano un romanzo, è un viaggio ininterrotto verso un passato in cui può essere difficile, dolce e doloroso al tempo stesso, tornare. Un viaggio materiale per qualcuna (per chi, come Luciana Capretti, lasciò a cinque anni la Libia per stabilirsi in Italia), mentale per altre. Viaggio a ritroso, in una memoria che pianta le radici in un tempo più remoto della propria stessa nascita. Cose che hanno a che vedere con il proprio DNA culturale.
In queste storie, in queste vite e in questi testi, che conservano qualcosa di estremamente personale anche quando non sono spiccatamente autobiografici, Daniele Comberiati ha saputo addentrarsi dosando audacia e prudenza; come il medico, diremmo, che esplora la nudità del paziente senza violarne l'intimità.
Da studioso di letteratura e da appassionato lettore, scrupoloso nella documentazione storica e fine nell'analisi, l'autore entra nel mondo letterario delle proprie interlocutrici attraverso il dialogo dell'intervista; un dialogo che l'empatia (in duplice direzione: nei confronti delle interlocutrici e nei confronti di noi lettori) ci rende umano, scorrevole e piacevole, ma nel quale la componente emotiva non travolge mai l’informatività del testo.
È facile da leggere, La quarta sponda: più difficile definirlo e classificarlo. Saggio storico? Manualetto di letteratura postcoloniale? Libro-intervista? Libro di viaggio? Un po' di tutto e un po' di niente, diremmo con Cochi & Renato, senza che ciò significhi vaghezza, imprecisione o superficialità. Piuttosto, un originale punto d’incontro tra i generi.
Fra tanti aspetti che qualificano questo libro, mi piace evidenziarne uno: La quarta sponda è anche una piccola antologia. Ciascuna intervista è continuamente sorretta e alleggerita da inserti letterari, citazioni di versi o prosa delle opere della scrittrice di turno. Brani che fanno da eco al dialogo, che richiamano immagini e suoni, che fanno venir voglia di viaggiare e di leggere i libri da cui sono estratti (da un libro, ecco svilupparsi nuovi percorsi di lettura).
C’è poi uno di questi brani che ha forse un valore ancor più speciale: si tratta di Mama Africa, lirica di Elisa Kidanè rimasta inedita fino alla pubblicazione del volume di Comberiati.
La quarta sponda, ed è forse la sua qualità migliore, si propone come libro di lettura e di studio, dimostrando come i due aspetti non si escludano necessariamente a vicenda, ma possano integrarsi senza alcun sacrificio.
Scevro da intellettualismi, dallo snobismo concettuale e linguistico che caratterizza certa intellighenzia italiana, Daniele Comberiati può ambire a un duplice obiettivo: arricchire il bagaglio culturale dello studioso e soprattutto avvicinare, incuriosire e informare il lettore comune, che del colonialismo italiano sa poco e di letteratura postcoloniale ancor meno. Aiutare l'Italia di oggi, per quel che possono fare duecento pagine coraggiose e intelligenti, a capire un po' meglio il proprio passato e il proprio futuro.