Caleidoscopio, perché... a cura di Maria Proja de Santis
All’inaugurazione dell’ultima Biennale di Venezia, Michelangelo Pistoletto con un violento gesto simbolico infranse gli specchi allineati lungo le pareti per un recupero dell’infinito nella molteplicità delle immagini, poiché anche la più piccola scheggia avrebbe riflesso la totalità: ”mondi” avrebbe ricreato, anzi “universi”...
Osservando quei mille frammenti che moltiplicavano disordinatamente le presenze nella sala, per analogia e per contrasto ho pensato ad altri frammenti, quelli multicolori del vetro che, nel gioco della casualità componevano nel caleidoscopio infinite immagini, condizionate però dalla fissità geometrica di un sistema di specchi.
Il mio μικρὸν βιβλίον, il mio libellus, che evidenzia corrispondenze e interazioni tra percezioni sensoriali diverse trasferite sul piano dell’arte, era ormai quasi finito e il titolo provvisorio sarebbe dovuto essere “Il profumo della musica”, che coincide con il primo tema dei tre saggi, anche perché il fil rouge che percorre i diversi ambiti artistici è la musica.
Ma le sollecitazioni della Biennale all’insegna di “Creare mondi” e la considerazione che la vita tende, secondo me, a essere un cumulo di frammenti di specchio incoerenti, ciascuno dei quali riflette però il tutto, il vissuto nella sua interezza, presente anche nell’assenza, mi hanno portata a valutare come alcune percezioni estetiche che ti sorprendono inaspettate, possano creare scintille fugaci di felicità che s’incidono in noi per la loro misteriosa pregnanza di significato.
L’ immagine, è stato autorevolmente affermato, è più di un’idea. E’ un vortice o un gruppo d’idee fuse ed è dotata di energie; concordo pienamente con Conrad che definisce l’immaginazione suprema signora dell’arte come della vita.
Dall’omaggio alla molteplicità delle belle immagini e al loro succedersi come eventi nella nostra vita, che è un avvicendarsi di sensazioni, in cui i diversi veicoli sensoriali si rispecchiano tra loro, è venuto il titolo di CALEIDOSCOPIO: i profumi sono accostabili alla musica, condividendone lo straordinario potere evocatore di memorie; i sapori si completano e trionfano nella sinergia di profumi, suoni, danze, colori...; le arti figurative e plastiche si sposano all’armonia della musica, e l’architettura, con le sue scansioni ritmiche di spazi, può essere letta come una partitura musicale.
Il rigore delle geometrie degli specchi, che sono la struttura del caleidoscopio, e la leggerezza delle variazioni su tema, vogliono ispirare questi miei scritti vagabondi, ma non troppo. Le mie divagazioni seguono sentieri interrotti di un labirinto dove mi perdo per ritrovarmi grazie al filo d’Arianna delle mie passioni: la musica, i profumi, i colori della natura e dei dipinti, i sapori, il bello del mare e del cielo, dei campi di lavanda della Provenza, della neve o della mia laguna veneziana piatta e mutevole, cupa e simile al vetro dai mille riflessi, musica essa stessa nell’ipnotico dondolio dell’acqua che sembra seguire nel silenzio barcarole e antichi canti de bateo.
John Cage, il musicista che ha rivoluzionato l’arte contemporanea, invitava a considerare il silenzio di un dipinto o il suono di una scultura
Io, nel terzo saggio, invito ad ascoltare con l’orecchio interiore, la musica del silenzio, la musica “dipinta”, convinta dei segreti intrecci tra le arti, convinta che se la somma di segni non è casuale, si arriva ad una moltiplicazione dell’ espressione semantica.
Ben a ragione Oscar Wilde sosteneva che in epoche difficili e sensibili, le arti ricevono il loro alimento non dalla vita, ma l’una dall’altra!
E il suono domina sovrano, anche nel silenzio, il suono che in tutte le culture rappresenta con la luce la forza creatrice e la sostanza dell’universo. La preghiera stessa è potenziata dal canto e dalla musica, cui si aggiunge il profumo dell’incenso e, in certi contesti, come nel Buddismo che celebra la Festa della preghiera, anche dalle danze rituali e dal fasto dei costumi. L’uomo disgregato dovrebbe, secondo Kandinskij, riconoscere nel suo animo la radice unica da cui hanno origine i cinque sensi e, di conseguenza, la comune origine di tutte le arti. Soprattutto nell’animo delle persone più sensibili, secondo il grande russo, la percezione di un organo sensoriale si ripercuote spiritualmente sugli altri organi.
Skriabin ricostruirà una nuova corrispondenza tra note e colori, ideando una tastiera per luce che suonerà i colori nel suo “Prometeo”.
Le emozioni estetiche inaspettate ti sorprendono, quasi inconsapevolmente ti si fissano nell’animo da dove riemergeranno sinesteticamente. In me hanno ricamato e variegato la mia vita “caleidoscopica” per origini ed Erlebnis; grazie a loro, ho costruito alchemicamente i frammenti di felicità della mia vita.
“Raptim quasi per transitum” : così concepisce S.Agostino la fugacità del piacere, ma anche per il piacere occorre talento!
Epitteto ci esorta: Scolpisci la tua maschera, decidi chi vuoi essere!
Io ho voluto essere vorace di emozioni estetiche, convinta che il bello coincida con il buono, come per gli antichi Greci. Le immagini succedono, olfattive, musicali, plastiche, figurative, poetiche...
Di sogni ad occhi aperti viviamo; abbiamo bisogno di libertà creativa e meraviglie, d’illuminazioni cromatiche, di musica, di avventura poetica...
Ogni oggetto, ogni evento è un intreccio di tempi e ritmi eterogenei
Le idee, ma anche le emozioni, spesso si accendono l’una con l’altra, come scintille elettriche.
Accogliamole con gioia, luxe, calme, volupté, e siano il nostro antidoto in tempi così bui.