Marco Giovenale da "Altre ombre" [La camera verde, Roma 2004]
(Cortile)
«Infans, non parlante»
(Saussure)
Coassiale alla vena della notte
il silenzio acuto riovalizza
a pensarlo il cortile.
I passi fanno il verso a vanno verso
la memoria, in verticale, (è) fondo.
Come scende (di re) il ritroso in una
vasca fredda, cade (in) sé seme a seme
verso la base il giù di tutto altorilievo
lo stucco bianco,
il rosone immerso (inciso in) basso
fin da prima della grassa
contusione di tempo - infanzia.
Il coro pastoso il pieno nero
cattive voci sbarra tutto, in terra invece.
Détour. In vena.
Bruciato di scatto: (annerendo) gradino, dai tacchi, gradus,
viene detta allo spazio porta
chiusa, l’androne: in stasi.
C’è chi spiava veneziane dirimpetto.
Essendo lei rientrata lo spettacolo è finito - reso.
Raso il latte delle felci, l’introversa (l’inversa)
respirazione dell’erba resta serrata
fuori, fine sera. È che il sonno si ridispone
a quartieri - dopo il passaggio, l’aria,
della variabile
e denti. Boutades.
Traslato sui muri bianchi
l’intaglio del ferro della cancellata. No, l’intermittenza
delle doppie frecce
segnala che stanno parlando ancora
Su una riga della riva è la medesima
medusa morta quasi a stare
vicino al canaletto.
C’è la contrazione (dentro). Violazione.
In alto è scarlatto, è di cortina -
sigilla il sole.
Non sa avanzare
la massa è le nuvole, in questa
il mare fa la brezza - o ne ricava
la portanza alare dei gabbiani
(rondini meno; fendono)
intorno a una carogna cenere
che fiotta ammonimento -
tempo. Ma il tempo signore
sciuperebbe non diverso
sé, interminato nella
percezione.
La notte, meno
di dieci chilometri avanti,
la gabbia cinese cattura
al bianco freddo,
ai piatti ordinati
...
Passato il passato uscirono
(usciamo)
poi la strada chiude
i globi siepi luce
...
la sera è al fosso orlato
di bruni poi dopo eventi blu favo
diventano ossia diverano
dedicano questi due
occhi che testimoniano
caduta / giorno / cortina.
fuori il casone torto
ereditato contro.
l’arte di urtare che hanno
i semi di arancio i semi
lumi che chiostrano in chiaro
inchiostrano viale curare curvare
ultimo notte quasi pendio in-torno
(dentro) cranio cavo
casa orbita vuoto di cornice
scocca nera del quadro che c’era
ora no non ora non c’era
Spento il filamento grande
“il senso tramonta” non
splende più su pelle degli
amanti, della stanza.
Una riga un picco voltaico
del lume fa però perplessi ancora
pochi oggetti bianchi -
si vedono. Cialde.
Comme des larmes
scialbe. Larve.
Chiodarle.
Nota biografica
Marco Giovenale è nato a Roma, dove vive. È stato organizzatore di mostre. Lavora in una libreria antiquaria. Partecipa al sito di scrittura di ricerca GAMMM (http://gammm.blogsome.com). Collabora a «il manifesto» e «Sud». È tra i redattori di www.poeticinvention.blogspot.com, www.absolutepoetry.org, www.italianisticaonline.it. Cura, con Massimo Sannelli, la lettera-dono «bina». Testi in rivista: su «Nuovi Argomenti», «Poesia», «Nuova corrente», «Rendiconti», «Semicerchio», «l’immaginazione», «Private», «Exit», «Action poétique», e in vari siti web.
Libri di poesie: Curvature (La camera verde, 2002, immagini di Francesca Vitale, prefazione di Giuliano Mesa), Il segno meno (Manni, 2003, prefazione di Loredana Magazzeni), Altre ombre (La camera verde, 2004, postfazione di Roberto Roversi), Double click (Quaderni di Cantarena, 2005, postfazione di Florinda Fusco), Superficie della battaglia (sette poesie e sei foto, La camera verde, 2006), e Criterio dei vetri (Oèdipus, 2007, postfazione di Cecilia Bello Minciacchi). Ha pubblicato inoltre l’ebook di prose Endoglosse (Biagio Cepollaro E-dizioni, 2004), a cui fa séguito il chapbook Numeri primi (Arcipelago, 2006). È presente in varie antologie, tra cui Sossella (2005) e Lietocolle (2006). Due sue sequenze di testi compaiono nel IX Quaderno di poesia edito da Marcos y Marcos (a cura di Franco Buffoni). Biobibliografia completa in www.biobiblio.splinder.com. Pagina web: www.slowforward.wordpress.com.
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