Flavio Ermini - Antiterra (I libri dell’Arca) ed. Joker. Novi Ligure (Al), 2006. pagg. 87, € 11,00 a cura di Raffaele Piazza
Anterem è una rivista di poesia e saggistica, fondata nel 1976 da Flavio Ermini e Silvano Martini, che si può considerare un vero e proprio laboratorio di ricerca sulla natura del pensiero poetico; ha una periodicità semestrale e presenta tra le sue iniziative il premio annuale Lorenzo Montano, che ha in giuria molti nomi importanti della poesia e della critica letteraria italiana, tra cui Sanguineti e Zanzotto A partire dai suoi inizi, l’aspetto testuale, i contenuti della rivista, sono preceduti dagli editoriali firmati da Flavio Ermini. Quello che colpisce maggiormente il lettore di questa pubblicazione è la sua concezione precisa nel suo proporsi al pubblico dei lettori, quella che potremmo definire la sua autocoscienza o la sua linea: infatti Anterem si propone come un laboratorio di ricerca sulla natura del pensiero poetico che privilegia contributi sperimentali e neo-orfici, poesie e frammenti di prosa poetica, ai quali seguono saggi più o meno estesi ad essa attinenti. C’è anche una valenza chiaramente filosofica che caratterizza Anterem: si potrebbe metaforicamente dire che Ermini, e i suoi collaboratori, con lo strumento della scrittura, scavino in profondità nel linguaggio come se lo strumento fisico della penna divenisse simile ad una zappa che penetra il terreno traendone significato e segno.
Entrando nel merito del testo di cui ci occupiamo in questa sede, intitolato Antiterra, si deve affermare che esso riunisce, in un solo volume, dieci anni dei suddetti editoriali di Flavio Ermini; questi editoriali si estendono dal n. 51 del 1995 al n. 71 del 2006. L’autore ha scritto un libro sotterraneo, ostinato e utopico, un libro che è rimasto nascosto nei diversi numeri della rivista, frammento presente ma segreto. La sua necessità, ora che appare come volume autonomo, si percepisce come dono sorprendente e non inatteso. Scrive lo stesso autore nel saggio intitolato Ante Rem:-“ Quando nel discorso una lacerazione si apre, comunemente viene presto colmata con un’ideologia o rimossa da un delirio. Ma per un istante il poeta qualcosa ha pur scorto in quel varco schiuso sul disegno esauriente. Qualcosa ha pur colto tra la genesi e il compimento della forma. Da quel tumulto una rivelazione gli è stata largita...”. E’ proprio quella lacerazione di cui parla Ermini paragonabile, a livello temporale, all’attimo heidegeriano, quel momento di passaggio tra passato e futuro, che, in modo utopistico, vorrebbe essere oltre il tempo lineare, quello degli orologi: vorrebbe uscire dal tempo, essere limbo della temporalità. Aggiunge Flavio Ermini:-“ Quando su quello squarcio luce e buio convergono in doppia luce, la materia oscura e primordiale che si forma è la parola. Una parola destinata a recuperare, nella costituzione di un senso che eccede la nominazione, la sua inaugurale possibilità di essere e dire. In essa gli opposti più non si escludono ma si richiamano. E’ la nostra ombra, con la quale siamo chiamati a coincidere”.
Oggi il processo estetico non tende ad un mitico altrove ma avviene praticando il limite come non luogo, dove si muovono le figure della precarietà, prima che spariscano nella lontananza. C’è anche, nella poetica espressa da Anterem nei suoi editoriali, la tematica dell’inconscio che emerge nella creazione artistica: comunque è un inconscio controllato, che si fa prelogico, senza mai deviare in vane astrazioni, senza essere mai espressione di qualcosa d’indistinto, cosa che avrebbe un valore, una valenza negativa. Scorriamo i titoli degli editoriali pubblicati in Antiterra:-“ =0 Uguale a zero, Ante Rem, L’Aperto, Metaxi, L’altro, Epochè, Eterotopie, Endiadi, Nomothetes, Poros e Penia, Grados, La poesia pensa, Antipensiero, Il perturbante, Segni del perturbante, Lo straniero, Pensare l’antiterra, L’Anbtiterra, Nozione di ospitalità, L’ospite: già da questi titoli degli editoriali si può evincere il senso del tentativo riuscito di Flavio Ermini e di Anterem di percorrere un cammino coerente e profondo di ricerca letteraria per trovare il senso più compiuto del linguaggio poetico, la sua essenza, il suo etimo. Secondo Ermini, e questo lo scrive nel saggio L’Aperto, conviene decidersi una volta per tutte a vedere quello che si sta guardando, appunto L’aperto, connesso all’apertura della parola originaria, ante rem, e chiedersi come intenderlo nel pensiero e nelle poetiche contemporanee. I poeti dicono ciò che eccede, la pura designazione delle cose chiamando in causa differenza e relazione, No e Si. Annunciano il rivelarsi del senso là dove la protezione manca e nulla è trattenuto nella qualità e nel calcolo.
La linea di Anterem è quella di una ricerca letteraria che non concede alcuno spazio alla poesia lirica o elegiaca e propone, al contrario, l’idea di un poiein stringato ed essenziale, onirico e lunare, in cui, per effetto dell’anamorfosi, l’oggetto poetico può e deve essere contemplato da ogni lato; Ermini si mostra autore/attore, invisibile di un progetto che, essendo pro-iectum, sta ancora cercando il suo futuro. Rimane da chiedersi come guardare questo futuro. Un’immagine ci soccorre: vedere il passato come un muro di fronte a noi, il presente come il tempo che stringiamo oggi nel pugno, e il futuro in quel paesaggio, appena dietro la nuca che, per essere visto, richiederà sempre una torsione del capo e un’obliquità dello sguardo.