stamattina nel letto pensavo
a una persona di cui parlo in un mio libro.
non mi ricordo il suo vero nome
per me si chiama giobbe a teora.
ho pensato a quando disse che la moglie
estratta dalle macerie ebbe la forza
di aggiustarsi la gonna sollevata
dal vento,
immagino che abbia tante volte pensato
a questo gesto
dopo che la moglie è morta
e immagino quante volte ha pensato
alla sua bambina morta salendo le scale
la notte di natale (voleva mettere
un'altra statuina nel presepe).
dovrei andare almeno una volta al mese
a teora solo per salutare il mio giobbe
solo per dirgli che ogni tanto penso
a sua moglie e alla sua bambina
e penso a lui e a tanti vecchi
dei nostri paesi chiusi in un angolo
di case assai spaziose,
chiusi nell'armadio di una civiltà
piena di parole appese a niente,
piena di gente che non sente niente.
2.
buio a ferragosto.
è così stamattina
in questo paese dove il mare
viene solo a maggio
quando il vento muove il grano
un mare che ingiallisce in pochi giorni
e muore
e ci lascia nel bruciato
nel nero che inizia in questi giorni
e resta in noi
nero di un mondo lamentoso e vile
che non conosce l'umiltà della resa
e la gloria del conflitto
nero di un mondo
dal fiato corto
nero di un mondo
che non sa darsi torto.