Federico Pacchioni, 4 poesie inedite da: “Avventure in cucina”
Un avocado
Un ghiacciaio s’è sciolto al contatto con i miei denti,
la neve cola sull’erbe d’alta montagna, travolge stelle alpine.
Il sole scalda le mie membra nude mentre la neve penetra la terra.
La mia carne sa di legno, un po’ amara e traboccante di olii.
Sono una noce aperta, sacrificata al connubio tra terra e acqua.
Nel ramificare di radici filamentose
mi cristallizzo in una parete di piante.
Misto secco di jalapeño, arachidi, crocchette di farro, anime
Graffi sulla lingua,
sollevamenti erogeni,
un masticare che è un turbinio di gambe, braccia e labbra e teste.
E sotto quel fuoco la terra profuma
di primavera,
i semi schiudono il cuore
in una dolcezza sterminata.
Gallette di riso salate Lunderg, burro di mandorle e lamponi
C’è un suono di tromba alto, fresco, che pervade un orizzonte ampio, e una corsa di soldati in blu, uomini immersi in un orgoglio di patria, impigliati come tante mosche in una coperta per l’ego tessuta coi fili di tutte le passioni che confondono & accendono il fiume di cuori: la famiglia, l’amante, figli, genitori, la paura, il coraggio.
E questa corsa attraversa colli di rocce e cespugli spinosi.
In un unico fiume: la melma emotiva delle mandorle e l’improvvisa acuta eroica mascherata dei lamponi.
Ferita è la mia lingua.
Formaggio Gouda di capra, pane Ezekiel e spinaci soffritti in olio d’oliva
Sasso cremoso da un ruscello di montagne orientali in autunno,
un fuoco arde nella loro carne ignivoma
che si scioglie in acque pungenti fino a un mare di scirocchi.
Gli spinaci
ali d’angeli del Metallo,
al masticarli
schiudono
una spiaggia
lungo le scogliere dei denti
lavati dal mare,
la lingua: l’onda.
Qualcosa traspare nelle mareggiate degli spinaci, un aquilone, laggiù, un balcone, il sultano,
cosa?
così sottile, sconosciuto, non esiste un termine.
Ha un’anima di cocco con ombre d’ananas, un cuore di noci,
si trasforma nella polpa d’un gambero cresciuto in un'oasi nel Sahara.
E mi accoltella il formaggio da sotto la lingua con uno spino di sale
e il pane è una spugna antincendio che mi fa sorvolare una giungla in bianco e nero.
Aspetta!
ha una crosta sottile, delicata come un guscio d’uovo
che si disfa nella saliva come un velo di zucchero amaro.
Oltre le sue colline brulle e il suo cuscino d’erbe secche
nelle prospettive del palato
esala l’incenso reminiscente del formaggio,
un boccone di pane e uno di formaggio
sulla montagna oltre le nuvole la neve
che scende e copre tutto,
una valanga di terra e neve
la roccia frana in
fango di delizia.