Dal libro della madre
Sei in cima alla collina
ma pronunci male il grano.
Ti giri sulla schiena e guardi il cielo
e no, non è nato nessuno,
e io sto pazza e giovane
tra foglie di castagni.
Sei tu che mi hai fatto vasta belva,
la madre sanguinaria
che uccideva per i figli, faceva
figli e li uccideva.
Sei tu il cucciolo
che non riusciva a nascere,
il ringhio della doglia
che atterrisce il maschio.
Mio piccolo ragno che dondola
nei suoi piani geometrici di guerra,
mio piccolo cane che siede
spogliando il suo osso della sera,
mio piccolo pascolo infinito
combattuto da immemori pastori,
mia piccola catastrofe segreta
che travesto di splendida parata,
per me che ti do inizio non c'è fine,
più piccola divento e più ti abbraccio.
Sei tu la levatrice del tuo pianto,
l'ape inzuppata di rugiada
gravata da sei petali di rosa,
sei tu il grano pesato
insieme al riso,
il vetro sminuzzato
sul fondo del mortaio,
il paio di forbici in preghiera
che giungono le lame
il pane
che si mangia in lunghe pause,
l’orecchio inconfinabile del sole,
il sale
caduto dalla luna in fondo al mare,
il remo risalito fino al tronco
il ramo ripensato dall'autunno.
Togliti i capelli dalla fronte,
stai bene con slacciata la camicia.
Il tuo pittore
si è bagnato nei colori
della gloria. Io
sono solo la cornice.
Non portarmi rancore
se per l'eternità
sarò maggiore della tela.
Sarai come tuo padre,
innamorato, ignoto, in marcia
verso un ballo fino all'alba,
sveglio in tempo
per i vasti intervalli di campane,
e poi saprai
di fisarmoniche e del volo degli storni.
Non c’è chiave che riapra questa porta,
non c’è quercia né vapore, ma ti dico:
bada i segni che ti colgono
nell'angolo dell'occhio,
dove se ti volti
sparisce il paradiso
percorso dai tuoi angeli
sguantati.
E se la voce ti si secca fra le dita
mettiti un coltello intorno al cuore.
Hai molato la lama,
il sangue esce a fiotti.
Non temere che si asciughi,
è un grande fiume.
Non dipende da stagioni capricciose.
È il tuo cuore, lo conosci.
Più lo sveni più batte,
più ferite gli procuri
e più combatte.
Dormi. Perché a notte
si rimargina.
Sai come? No, non sai,
né devi.
A quale medicina chieda aiuto
non cercare.
Dormi, che al mattino
t’avrà a saltare in gola.