Cinque libri 2008 delle edizioni Lepisma: Bozzetti, Cianni, Chessa Olivares, Panetta, Zaino.
Maria Rita Bozzetti, “Monade arroccata”;
Ciro Cianni, “Giovedì”;
Iole Chessa Olivares, “La buccia del grido”;
Giuseppe Panetta, “Thalia”;
Ezio Zaino, “L’inizio del mattino”.
Lepisma edizioni, Roma, 2008 note critiche di Domenico Cipriano
Oggi la poesia si affida sempre più alla piccola editoria per diffondere i propri testi, e tra gli editori considerati “minori” c’è una selezionata schiera di portavoce affidabili per la scelta qualitativa delle poesie pubblicate. Tra questi c’è l’editore Lepisma di Roma, che si avvale di ottimi collaboratori e segue le proprie pubblicazioni inviando puntualmente i libri di poesia accolti nelle sue collane. Dalla collana i “Girasoli”, diretta da Luigi Reina, segnaliamo alcune pubblicazioni appena edite. Tra queste la racconta di Maria Rita Bozzetti dal titolo “Monade arroccata” (Lepisma, Roma, 2008, pp. 192, euro 12,00). Si tratta di testi di “chiara ispirazione cristiana e cattolica”, come evidenzia nel completo saggio introduttivo Donato Valli. La parola, poesia e verbo, diventa il nucleo di riferimento di tutto il libro, con chiari riferimenti al “libro dei libri” e passione vera verso la poesia e la vita: “La parola è piazza che sbriciola icone / di solitudine e taglia teli di infinito / per scoprire l’origine del grido, // la parola è Dio presente” e ancora: “La parola è invocazione di Dio / è la risposta della sua anima”. Così in queste due sezioni di versi concreti e sentiti, di cui è composto il libro, calpestiamo un percorso di fede tra ragione e sentimento rivelato. Il volume presenta una prefazione di Aldo Forbice e il citato saggio introduttivo di Donato Valli. Questi tracciano ampliamente il percorso del libro e della figura dell’autrice; inoltre, in una nota ad apertura delle poesie, la stessa Maria Rita Bozzetti ci confida: “Quando si scrive, la scelta del testo non è determinata dalla sola ragione: è il cuore in perenne tumulto che sceglie e mette la ragione in tormento: è un’interiore impellenza in cerca di risposte esaurienti che preme e indirizza su impronte di rasserenante certezza rimaste nella conoscenza dopo pesi atavici di dubbio”.
Restando nel tema della poesia di ispirazione religiosa, va segnalato la raccolta di Ciro Cianni dal titolo “Giovedì” (Lepisma, Roma, 2008, pp. 72, euro 12,00). Avevo letto un bel testo di Cianni nell’antologia del premio Gerardino Romano 2007, dove l’autore era finalista. Il testo aveva come titolo “Contradditemi” ed era il seguente: “Credo / in un solo Dio, / ...ed ho ancora / una rosa / nel giardino”. Come si può notare anche dalla lettura delle poesie raccolte in “Giovedì”, i titoli diventano fondamentali per la comprensione e lo sviluppo dei testi, che sono brevissimi e densi, condensandosi a volte in un unico verso, come nella poesia “Annunci”, dove l’unico verso è il seguente: “...l’uomo corre!”. Per l’autore, basando il testo sulla brevità e l’essenzialità, diventa anche importante la punteggiatura che, come mostrato nel testo citato, diventa essa stessa espressione di contenuto. Per comprendere meglio il mondo poetico di Cianni, basta riferirsi alla dotta e puntuale prefazione di Dante Maffia, di cui riportiamo un passaggio: “in lui c’è piuttosto l’incanto di suoni che arrivano da lontano ad affascinarlo e a portarlo nel recinto di un villaggio in cui i rintocchi delle campane sono comunioni ancestrali e mistiche”.
Iole Chessa Olivares con il suo “La buccia del grido” (Lepisma, Roma, 2008, pp. 128, euro 15,00), procede invece attraverso l’esperienza per direzionare il suo punto di vista sul mondo, cercando di oggettivare la sua poesia e far ritrovare il lettore nei suoi versi. Il percorso tracciato lungo le cinque sezioni (oltre alle poesie iniziali) porta anche alla ricerca dell’ignoto, ciò soprattutto attraverso un uso ancora sapiente delle parole: “L’assedio, / il suo assedio, / il vento di essenze, / spirale d’ordine / e disordine / in segni mai uguali / d’eternità”, come si rivela leggendo oltre il segno dell’immagine nella poesia “L’orma”. Il volume si avvale della prefazione di Dante Maffia e della postfazione di Plinio Perilli, e proprio da quest’ultima cogliamo l’essenza del dettato dell’autrice che scaturisce da un lungo percorso di scrittura: “Una voce che consuona autonoma, originale, resa via via più esperta da un ventennio almeno di buone prove (le Lente apparizioni apparvero nel ’91). Ma che pure sa concedersi squisite, magari inconscie (in realtà educate, temperate) reminescenze del ’900 da cui veniamo...”.
Dopo circa un decennio Giuseppe Panetta pubblica la sua seconda raccolta di poesie. Il titolo è “Thalia” (Lepisma, Roma, 2008, pp. 80, euro 20,00), e comprende poesie proprie della raccolta “Thalia” scritte tra il 2006 e il 2007 e la sezione di haiku dal titolo “I fiori di U”, scritti tra il 2000 e il 2001. Nelle sue poesie si avvale spesso di riferimenti al mito; inoltre c’è l’uso di inglesismi e, in una poesia in particolare, affianca dei versi in dialetto, come strofe di una ipotetica canzone: “Profilassi del corretto bucato / Readership progestina in conti d’acqua / Cu tanta compagnia e cu dormi sulu”. Nella prefazione di Dante Maffia troviamo le linee guida per penetrare nel mondo poetico di Panetta: “Quale è l’elemento guida del libro? Quale il filo rosso che ci porta attraverso il mondo panettiano? Più d’uno, ma innanzi tutto l’ansia di squarciare la densità della menzogna che s’è annidata nel pulviscolo dell’aria. Panetta è stanco del peso atavico (quale che sia), stanco di portare la soma, stanco dell’ipocrisia imperante e tenta la strada della rottura con i grimaldelli del senso nuovo che dovrà ridare civiltà senza scorie. Ecco perché rincorre le parole e le libera, le getta quasi in un fuoco che dovrà purificarle e ridarcele vergini”.
Ezio Zaino, autore de “L’inizio del mattino” (Lepisma, Roma, 2008, pp. 168, euro 20,00) giunge alla poesia dopo una brillante carriera da penalista, ritrovando la vocazione nata nel passato. L’autore dispone la poesia in modo verticale, favorendo velocità alla sua versificazione. Procede con leggerezza, affidando al canto il tema della resistenza al tempo e agli inesorabili processi della vita: “Se / la vecchiaia segna / la fine della vita / voglio allora / che / dalla sua finestra / voli ogni giorni / il canto che protesta / della morte / la potenza infinita”. Il ricco volume è corredato dalla bella prefazione di Luigi Reina, da cui traiamo un frammento esemplificativo: “Il libro presenta molti aspetti ed è abbastanza complesso. Non ci si faccia ingannare dall’apparente semplicità, dai versi brevi che sembrano cadenzare il ritmo del sangue, dal fiotto improvviso dei ricordi (il ricordo “è puro inganno”), dal tono così pacato e cordiali. C’è in questi versi un sostrato ben saldo di riferimenti culturali che bisogna scavare con attenzione per scoprirli, e vanno dalla poesia antica a quella dei grandi francesi, alle esperienze del primo Novecento fino ai modernissimi”.