Addolorata e rosa
sono la sposa
sola
sulla soglia.
Mi spoglio di una spina
al ramo che non mette più le gemme
annodo le sorelle con le pose
quelle odorose
che non fanno mai questioni
e agli aquiloni gli anni
nitidi bambini
si lasciano condurre
di lontananze alte
vicino al mare
al capovolto cielo di un’infanzia
alla fragranza
che si ritrae nel vuoto
del tuo portato abbaglio
in cui non trovo casa
e le stagioni
di rondini nel vaso della terra
in cui mi avvolgo
fino a farmi tesa
io corda che si stringe alla salita
addolorata e rosa
alle tue dita.
E io ritorno
Le cicatrici ai piedi
tagliano di netto le festuche
e volano l’addio del mezzo giorno.
E io ritorno
col passo della donna conosciuta
busso alla tua porta di una vita
tu riconosci il tocco
giri tra i sipari ancora chiusi
e scuoti generoso i tuoi lenzuoli.
Io rimango fuori
ad appannare il vetro
come il gatto che intravede alla finestra
il gesto mio
di madre premurosa
attende cibo e mani la carezza
io gatta piccolina e vaporosa
mi accoccolo sicura.
Di qualcosa.