In questo numero di Scritti di Poesia, invece di presentare dei singoli testi poetici, abbiamo pensato di raccogliere sotto un’unica tematica alcune poesie inedite presentate, per riflettere sulla “follia” nell’arte attraverso stili e punti di vista personali. Dai testi ci giungono interrogativi nuovi e risposte inattese riflettendo sul male di vivere e sulla follia, cercando, tra queste tematiche molto complesse, una linea di confine, dei contatti tra follia e genialità. Testi di: Stelvio Di Spigno, Marco Giovenale, Isabella Leardini, Eugenio Lucrezi e Raffaele Piazza.
Epigrafe
Ti sei guardato distruggere, carne su carne
brandello per brandello, come se non fossi
tu a distinguere il sangue che bolle dallo sfacelo.
E questo lo hai chiamato grandezza,
con la faccia di chi vede la fine:
quando sei solo il re delle cose,
l’imperatore della sofferenza.
e se non ti basta, ecco il primo capello bianco, il decadere
del corpo: e l’anima, l’anima, e la mente che non smette
Ma sei fuori di ogni verità. Presto ti accorgerai
che siamo davvero perduti, e la voglia ti passerà,
o se ti passerà
di giocare al soldatino caduto
per amore del niente.
Per la tua miscredente vanità.
(Stelvio Di Spigno)
Il cortile
«Infans, non parlante»
(Saussure)
Coassiale alla vena della notte
il silenzio acuto riovalizza
a pensarlo il cortile.
I passi fanno il verso a vanno verso
la memoria, in verticale, (è) fondo.
Come scende (di re) il ritroso in una
vasca fredda, cade (in) sé seme a seme
verso la base il giù di tutto altorilievo
lo stucco bianco,
il rosone immerso (inciso in) basso
fin da prima della grassa
contusione di tempo - infanzia.
Il coro pastoso il pieno nero
cattive voci sbarra tutto, in terra invece.
Détour. In vena.
(Marco Giovenale)
Gli spaventi senza fiato dell’estate
Gli spaventi senza fiato dell’estate
sono il pasto per l’ombra, dove corre
il tutto fermo d’ansia, l’animale
che ferma le caviglie all’improvviso.
Come accade di correre di notte,
far scattare la colonna vertebrale
salire su per un calore buio...
Devo sapere che nessuno muore
che tutto resta ancora un altro giorno,
con le mani sempre strette alle ringhiere
come chi veglia solo per pregare...
(Isabella Leardini)
Bob Dylan’s Madrigale
Oblio dell’indomani,
La rimbombante messe dulcifonica
Cola note ricolte a piene mani
Dall’orda disarmonica
Che si bisticcia il lauro della musica,
Coroncina stremata di vibrisse,
Siccome lame infisse
Nell’agitato gioco dei refusi,
Fra mezzo al melomiao che molce teste
Zeppe di zuppa trita:
Divino Bob, che conci per le feste
Le cadenze, gli inganni e l’abortita
Fenice del conforto, pensa Tu
A buttar via il dolcetto, a dare stura
Al mosto negroamaro della vita.
(Eugenio Lucrezi)
Notte d’ospedale di R. R.
bellezza dell’ospedale
di fascinopsicofarmaci
confezioni lunari
che tolgono
i sogni dai cassetti
per tue lune non puoi
avere un giglio di bambino
tra le flebo coloraste
aghi nella carne
di 22 annivergini
hai anche mestruazioni
di salvezza attaccata al tuo
biondo fratello e all’ago
neonato che a sei anni metti
in lavatrice
lui mimosa di neonato e da tuo padre è in salvo.