Giorgio Bonacini, Poesie di vento (poesie inedite)
I
Si è arreso a mezz’aria l’abbraccio voluto:
un groviglio di vento nel limite esteso
che chiude e dischiude con te
implacabile arbusto, tormento che bruci
e contempli l’idea che non sia ancora
nata un’idea sul tramonto -
ma sospendi il tuo sguardo a un’altezza
severa, che dica di più su quell’aria che basta
a una pioggia o una vita, a una forma
invidiata - di luce e formica.
II.
E’ così che si guarda una nebbia
a partire dal fiume che passa e riparte da qui
dal fantasma descritto in un vortice
a trama infinita, in attesa di ciò che sospetti
sia l’eco di giugno: il calore che sale
e indovina nel buio il silenzio
la forza ad un nome che esalta
le cose e incendia di sé una grammatica
storta, una grandine d’arte caduta
tra i lampi - e su un ragno svanita.
III.
Ma non sai se guardare o ascoltare
e se ciò che attraversa la mente è un disegno
più umano che muove le foglie o una voce
che graffia: che sbianca con l’acqua
un profilo di labbra stampato su un foglio
sperduto tra i lividi al collo o che
scivola inerme tra il mento e le dita -
il soffio ci porta a un controllo inatteso
diverso dal sonno - più semplice in tutto
di ciò che a una mosca fa attrito.
IV.
Ma è falso che tutto si tinga di buio
e di nero: io vedo, in segretissime distanze
di biancori, poesie come animali che si
attardano a descrivere un colore -
l’invasione di un’immagine, l’impronta
su una pietra in gocce solide o velate
destinate all’ardore di un’insonnia
sillabante, tempestosa, tolta al cuore
delle cose e fuori scena alle parole - come
lucciola di tutto, ma incompresa.