Gian Piero Stefanoni - Quaderno di Grecia (4 poesie inedite)
Da “Quaderno di Grecia”.
QUALCOSA DI CHIOS
Svanisce, mai nato,
il matto privo d’amore.
Questo ieri ho visto
alla stazione degli autobus.
Pioveva e tu mi abbracciavi
come in un verso di Ritsos.
Isola di Chios, Egeo nord-orientale, settembre 2002
ACHERON
ACHERON
prima un nome
poi
la violenza illuminata
che senza presupporre ottempera:
“Nel tempo che rimane a dare
la luce che da sé di sé prende”.
Durante un viaggio in un giorno d’amore
TERRA DEL SOGNO
bordata dal mare.
Aduggia la bestia in differente battuta
a contornarci di viole,
profonda purezza.
Guida il cielo al cielo,
le lacrime alle lacrime:
UN LENTO ANDARE NELLA DOLCEZZA DEL PERDERE
Più mite s’infossa,
evocato dagli alberi
IL FIUME
l’oscura palude dell’ultimo favo promesso.
Un luogo del nostro andare rasi dissolvono, gli uccelli
piegando il confine.
Ma
non ha attracchi la lingua.
Al primo variare dell’ombra
il primo variare dell’onda,
gli altari corrosi che forse scorgemmo:
TERRA DEL RICORDO
macchiata dal sole.
“Per quale arena vagammo?
Quale caprone ci apparve
con occhi remoti
il passo lieve
come entrando un Dio fra le mura?”
“ERAVAMO tutti pazzi con il nostro solo pallore?”
Parga (Epiro), settembre 2003.
Risalendo dal mare il fiume che nel mito conduceva all’Ade.
SU UN INCONTRO MANCATO
(Kostas Kariotakis, guarnigione Preveza).
E di te solo adesso io so gli eucalipti e la fine;
quel gioco d’altezze tra stucchi e marionette.
(Forse non si concilia l’amore con l’ombra- o forse
è proprio questo: ” Uomini solo nella testa degli altri)”.
Han dato luce ai miei occhi strade a te polverose;
sotto pergole stanche il piacere di pensieri impossibili.
Cosa avremmo potuto nel contrappeso di sogni diversi?
(Tentammo latitudini che qui non c’erano.
Al tuo nome le Erinni ora aggiungono il mio).
Sivota (Epiro)- Roma, settembre 2003- ottobre 2005.
VOCI DALLA TERRA*
il kouros di Melanes- paradise garden
<Non siamo stanchi,
prendiamo forza dai santi.
A breve altro miele distribuirà
il guardiano addossato alle mura.
(Comunque cresce dalle rovine l’uva.
Non svanisce la bellezza
pur nella sua antica memoria).
Nell’atto di cedere, così, per sempre
ancora appartieni alla vigna.
Ma nessun mistero svelerà la tua anima.
Dove c’è un teatro c’è una chiesa,
creazione che dentro portiamo>.
Naxos, Cicladi, giugno 2007.
*Nella vallata di Melanes, in una vigna, giace una delle colossali statue presenti
in questa isola ( i kouroi appunto); per la tipologia e l’improvviso abbandono
durante la lavorazione costituiscono uno dei motivi di maggior fascino delle
Cicladi.
GIAN PIERO STEFANONI (Roma, 1967) Laureato in Lettere moderne ha pubblicato nel 1999 “In suo corpo vivo” (Arlem, Roma - prefazione di Mariella Bettarini) e nel 2008 “Geografia del mattino e altre poesie” (Gazebo, Firenze- prefazione di Plinio Perilli). Presente in volumi antologici, suoi testi sono apparsi su diverse riviste nazionali ed è stato tradotto in Spagna, Argentina e Malta.