Cipriano, Di Donato, Frungillo, Mauro, Napoli, Piazza, Santoro "Sette poeti campani" (Quaderni di poesia contemporanea). Edizioni Orizzonti Meridionali, Cosenza 2006. Euro 8,00 p. 80 a cura di Ivano Mugnaini
Niente pizza né mandolino. C'è una forza originale e viva nelle poesie dei sette autori del "Quaderno di Poesia" pubblicato da Orizzonti Meridionali e dedicato alla poesia campana. C'è il senso delle problematiche e delle potenzialità del nostro tempo, e c'è cultura, mai ostentata ma presente e fertile. Ci sono anche i sentimenti, quelli antichi, al di là e al di sopra delle mode e dei cliché. Espressi nella sola maniera possibile oggi, tramite uno slalom acrobatico tra dolore e assurdo, adottando vesti e movenze linguistiche camaleontiche, la divisa e l'incedere del nemico, a volte, l'assurdo stesso, l'illogico, il surreale, mai privo di senso, tuttavia.
I sette poeti inclusi nella pubblicazione, Cipriano, Di Donato, Frungillo, Mauro, Napoli, Piazza, Santoro, provengono tutti, come è giusto che sia, da diversi terreni e percorsi. Ma non appare artificioso né forzato individuare nell'autenticità della voce una traccia comune, una direzione condivisa, l'aspirazione messa in pratica di una ricerca apparentabile.
Ciascun autore meriterebbe un discorso approfondito, una lettura particolareggiata. Tale compito non è realizzabile nei confini ristretti di un'unica nota di lettura, ed è delegato ai lettori del libro che potranno formulare pareri e confronti riguardo alla variegata gamma di testi. È comunque possibile, anche in queste brevi noterelle, osservare che l'essenzialità suggestiva della "voce ritmica" di Domenico Cipriano, ad esempio, è sì distante dai versi più distesi di alcuni componimenti di Adriano Napoli in cui la frase poetica si allarga fino a riecheggiare l'affabulazione ampia del discorrere e del ricordare, con un'impostazione che a tratti si fa specchio della narrativa. Ma c'è, al di là delle evidenti e arricchenti dissonanze, un'autentica e condivisa volontà di espressione, che salta, senza ignorarlo, lo stagno del già detto, del già reso fermo e in qualche modo fatalmente marcescente dall'azione del tempo.
Tutto ciò però, ed è questo che conta, non accade per il mero desiderio di apparire nuovi e diversi. Se così fosse anche i poeti di questo libro sarebbero piombati in un baratro non meno micidiale e frequentato: quello della scrittura sterilmente e non di rado "idiotamente" innovativa. Per fortuna non è così. Alla base dell'impulso a fare poesia dei sette poeti di questo volume c'è un bisogno di dire e di dirsi non programmato né strategico, né, meno che mai, di facciata. Si sono segnalati all'attenzione della critica e dei lettori proprio perché non pretendevano di essere nuovi e attuali, ma perché, semplicemente, lo erano. Senza trucchi e senza proclami. Perché i bluff per fortuna durano poco. Mentre l'autenticità della passione per la parola resta, evidente, rintracciabile, sulla pagina.
La varietà dei temi e degli spunti presenti in questo "Quaderno collettivo" è notevole. Si passa dalla corposa poesia "oggettiva" di Luigi Di Donato all'efficace e coinvolgente "memoria onirica" di Raffaele Piazza. Si va dalla descrizione della parabola sportiva ed umana delle atlete dell'ex Repubblica Democratica Tedesca, proposta da Vincenzo Maria Frungillo, ricca di amare riflessioni di ampia portata storico-metaforica, ai visi e ai volti della vicenda personale di Carlangelo Mauro, ritratti con profonda umanità, in modo da conferire agli affetti, alle amicizie e agli incontri, un valore universale. Si giunge infine alla poesia di Daniele Santoro, in grado di conciliare la sperimentazione di forme, ritmi e soluzioni grafico-visive moderne con un tessuto di questioni, domande e aspirazioni di natura antica, perfino spirituale.
Il materiale è vasto in questo libro, ampio, magmatico. Viene fatto di pensare a "la montagna" campana per antonomasia: il Vesuvio. Ma solo per ribadire, con piacere di lettore, che il livello "oleografico" della tradizione, quello del "sole - mare - pizza - canzoni", così potente in Campania, (rispettabilissimo ma ormai datato), è stato lasciato alle spalle dai poeti riuniti in questo volume collettivo. Senza rabbia, senza astio, senza creare una forma alternativa e potenzialmente beffarda di rinnovato cliché. È stato lasciato alle spalle per dare spazio al bisogno di lottare con il presente ad armi pari, vive, attuali. Operando una forma tenace di resistenza tramite la poesia. Con la speranza, e la certezza, che ogni forma di resistenza, è, di per sé, esistenza. Vita, nonostante tutto.