Adelelmo Ruggieri, Vieni presto domani, peQuod, Ancona 2006, pp.80, €.10,00 recensione di Domenico Cipriano
Cerca i silenzi, in questa delicata e sommessa raccolta, Adelelmo Ruggeri. Una intimità devota alla poesia, quella di versi misurati e leggeri, osservazioni che fanno della riflessione la compagna di docili passi: «Camminiamo/ non badare a ciò che non diciamo/ non presumere» (p.15). Si dispiega così lentamente, tra luminose chiusure e decostruzioni di emozioni, la raccolta Vieni presto domani, raggruppando in sette brevi sezioni, a loro volta suddivise in due gruppi, poesie che si ispirano alla mancanza, all’improvviso silenzio che riporta all’essenziale il vivere.
Il bisogno di ritrovarci nel corpo e nelle cose che ci circondano, cercando di dare spiegazione alle scelte della vita: «Ho dormito sempre da questa parte qui/ [...]/ In nessun altro/ posto riconosco la parte che è di sollievo/ al mio sonno» (p.7), ritorna costantemente, come conferma della scelta di Adelelmo di scrivere poesia. Poesia minima, trasparente, intima, che rintraccia un percorso personale sobrio ed asciutto, ma nel nome ancora della liricità, quella possibile oggi, senza fronzoli, ma percorsa con una metrica distesa, a tratti, rilassando il lettore, a cui si alternano misure più brevi, dove ciò è possibile o è dovuto, assecondando il bisogno di frantumare il discorso e giungere al termine, nel barlume di una luce conosciuta solo dalla poesia, che incide con la sua scintilla per rivelare il senso del discorso coi versi in chiusura.
Il mare, vita e luogo dell’Adriatico, il ritmo dimesso della notte, il ricordo e la sua transiletterazione, sono gli assi portanti della delicata e fervente poetica di Vieni presto domani, cercando ancora senso al verbo “amare”, trovando nello sguardo da una finestra reale o metafisica, la “misura” all’attesa del domani: «Ho letto una poesia perfetta/ di Alessandro Parronchi, Finestra/ e questi sono i verbi che ci stanno/ amare e incominciare [...]/ m’affaccio alla finestra » (p.45).
Ma è anche poesia dell’osservazione, fedele alla lezione pascolina: “vedere e udire: altro non deve il poeta”, così il verbo guardare ritorna spesso nei versi, a rammentare l’importanza di un gesto primario così importante: «a guardare l’acqua che bolle» (p.25); «cammino sotto di loro, le guardo» (p.39); «l’ho guardata negli occhi per dirle» (p.41); «Ci stiamo guardando negli occhi» (p.49); e così continuando.
Ma sempre alla forza della nostra mente ci affidiamo, ricreando le cose utili perché umili, ritrovando nelle immagini la concentrazione sulla vita, donandoci agli altri e ritrovandone le sensazioni: «guarderò comodo/ il fondo valle della notte/ Con la mente il mare» (p.31); e ancora «Adesso guarderanno/ le nuvole viola della sera/ Le guarderò con loro sempre» (p.59).
Vieni presto domani è la cronaca di una continua ricomposizione tra tempi, modi e luoghi in cui l’io si è distanziato invocando però l’altro, non potendolo espungere né cristallizzarlo per sempre da ciò che è stata la propria esistenza. Così si riparte da gesti tanto semplici quanto personali: «Ho stretto la tua mano» (p.72), o da sogni che ci alimentano da sempre, così reali: «Mi dici della casa che vorresti» (p.73). Un percorso interiore questo di Adelelmo Ruggeri, ma tanto condiviso, umano e consapevole: «Solo quel che basta cercherò da ora/ Chiudo gli occhi. Vieni presto domani» (p.75).