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IL LUNGO GIRO DI PINOCCHIO TERMINA AL "GESUALDO": IL CAPOLAVORO MUSICALE DI PANARIELLO NELL'ARCHITETTURA COMPOSITIVA E NELLA FUNZIONALITA' COREOGRAFICA
a cura di Giovanna Tinaro
Il lungo giro di "Pinocchio", dopo la sua prima rappresentazione nel 1998 al San Carlo, conta ormai sei anni di assidua ed entusiasmante presenza nei più prestigiosi cartelloni teatrali e nei luoghi di più sapiente memoria musicale, come a "La Scala" di Milano, al Palazzo Te di Mantova ed anche a Napoli, dove è stato ripreso per ben tre stagioni. Il Balletto di Gaetano Panariello, autore della musica, con la coreografia di Anna Razzi, direttrice della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo, che ha infatti fornito gli interpreti, giovanissimi ma di sorprendente bravura tecnica ed espressiva, le scene di Emanuele Luzzati e i costumi di Giusi Giustino, si è concluso con grande successo di pubblico domenica pomeriggio al "Gesualdo", ultima e fiera tappa dopo il "Politeama" di Napoli, con dieci repliche, e il "Verdi" di Salerno. Lo spettacolo si caratterizza subito, fin proprio dalla prima scena della costruzione del burattino, per la forte coesione tra la magnifica sceneggiatura e la musica, sua sublime sorella. Si, perché "Pinocchio" è il primo di una serie di opere coreografiche con un denominatore comune, lo stesso gruppo di artisti coinvolti che hanno sempre lavorato insieme, con feconda e matura integrazione creativa e soprattutto con un metodo di scrittura che vede nell'artigianalità di fine Ottocento il suo parente più prossimo! Basti ricordare "Biancaneve", rappresentata al "Gesualdo" nella stagione scorsa e il "Guarracino", di cui abbiamo potuto ascoltare, un po' di tempo fa al "Cimarosa", alcuni estratti nella bellissima trascrizione per oboe ed orchestra d'archi.
L'Ouverture con cui si apre il Balletto contiene già in sé tutto il materiale tematico che sarà poi più volte esposto nel corso della "narrazione" danzata. La musica, tutta tonale, si presenta, quindi, come un tutto omogeneo fortemente legato alla coreografia ed ogni singolo frammento dell'opera concorre a dare quell'unica, irripetibile impressione di unicità e quanto mai di aderenza al racconto forse più noto della nostra infanzia. Pochi esempi... Bellissimo quel momento in cui, nel "tira e molla" tra Pinocchio ed il Grillo-coscienza davanti al Teatro dei burattini, la musica si colora di un improvviso tono tragico in previsione dello sventurato incontro con Mangiafuoco... E ancora, veramente originale il frammento jazz, che porta la firma del coreografo americano Joseph Fontano e che rappresenta un momento di deviazione alle regole che il vivere quotidiano impone, restituito, così, da una musica che è anch'essa una sorta di trasgressione alle "regole" dell'armonia generale del pezzo e che da essa si discosta maggiormente in quanto concepita nella scena del paese dei balocchi, la cui festosa ambientazione è resa dall'orchestra piena.
Notevoli, in rapporto al potere evocativo e alla resa comunicativa del racconto, sono i motivi conduttori della Fata - tema melodico per eccellenza, dalla ambientazione fluttuante, così ben evidenziata dalla leggerezza dei movimenti delle ballerine... veramente senza gravità! - e quello di Pinocchio, tutto giocato sul ritmo - il tema che, per esempio, viene esposto all'inizio nella bottega, quando Mastro Geppetto sta costruendo il suo burattino, risulta veramente di straordinaria evidenza materica: lo xilofono insieme con il pizzicato degli archi vuole così evocare il legno. Non solo, però, il tema di Pinocchio è ritmico ma, osservando il Balletto con una macroscopica lente, si può certamente affermare che tutto il "Pinocchio" di Panariello è ritmico, tutto giocato com'è sui timbri dell'orchestra... e a proposito di orchestra, massiccia è la presenza percussiva: vi sono ben tre percussionisti più il timpanista senza dimenticare poi l'arpa e il pianoforte che danno un ulteriore colore ritmico.
Di grande interesse compositivo e di sicuro molto pensata dagli autori, si rivela poi la dualità espressiva tra la componente ritmica di Pinocchio e quella melodica della Fata, dualità che trova nella granitica intesa tra tutti i mezzi artistici, il sicuro veicolo di un altissimo risultato interpretativo.
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