| TEATRO |
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E Spoleto non cessava di applaudire, in absentia, Pina Bausch
a cura di Matilde Tortora
Il 4 luglio al Festival dei 2Mondi 52° edizione, è andato in scena al Teatro Nuovo di Spoleto, con una fortissima quanto pudica commozione, un omaggio e tributo sentitissimo , una standing ovation che stentava a cessare a sipario aperto e ormai vuoto in absentia a Pina Bausch, lo straordinario spettacolo “Bamboo Blues” com’era in programma, a pochi giorni dalla morte della sua autrice Pina Bausch, alla cui memoria il Festival è interamente dedicato.
Spettacolo, la cui regia e coreografia è della geniale danzatrice, autrice, regista che è stata una delle maggiori innovatrici della danza - teatro contemporaneo, divenuta a ragione nota al mondo intero, (a Lei si devono infatti spettacoli divenuti “icone” di modernità e per avere prefigurato e già fatto intravedere quale sarà il futuro in queste arti), “il Bamboo Blues” era stato scelto per questa edizione dalla curatrice della sezione Danza del Festival di Spoleto già anch’Ella danzatrice étoile internazionale Alessandra Ferri, un evento di grande importanza e attesissimo in questa seconda edizione del Festival di Spoleto, una coproduzione del Tanztheater Wuppertal con il Goethe Institut dell’India, realizzato con la collaborazione musicale di Matthias Burkert e Andreas Eisenschneider, e con sedici interpreti di varie nazionalità, in primis tedesca e indiana di eccezionale bravura e che già in maggio aveva registrato il boom delle prenotazioni e a inizio Festival il tutto esaurito anche per le due sole repliche che seguiranno.
Spettacolo straordinario per più motivi e che ha visto confluire a Spoleto, a questa seconda edizione del Festival diretto da Giorgio Ferrara, quest’anno davvero di grande spessore, moltissimi spettatori provenienti da tutta Italia e anche molti provenienti dall’estero: si sentono, come ai bei tempi d’oro del Festival del passato risuonare lingue diverse, si torna a vedere una Spoleto internazionale, ci accolgono eventi di questo portentoso calibro, quale appunto questo spettacolo della Bausch e molti altri di cui avremo modo di scrivere ancora.
Quel che “Bamboo Blues” ci ha donato ieri sera cercheremo di dirlo con una serie di associazioni non a caso“sinestetiche”, poiché ci è parso di capire che tale era l’intenzione della sua grande autrice, che ha messo in scena un mosaico di immagini e di sensazioni, per dirci dell’India (e pure tanto dirci di noi), del suo passato e del suo oggi, India nella quale Ella ebbe modo di stare e fare incetta delle sue culture, delle sue luci, della sua complessità che in scena si smussa, viene agita e diventa trasparenza dell’aria, levità e preziosità delle stoffe, colori e intrico di piante, di piogge, di fuochi, di imprevisti ripari e danzatori-attori che, come la Bausch volle, sono capaci di far divenire non certo oggetti scenici, ma essi stessi essere soggetti in scena al pari di loro stessi, dunque danzare e recitare (ed essere tutt’uno con loro) dei rami di alberi, delle minimali alcove anch’ esse danzanti, dei teli di stoffa, l’acqua, l’effusore e l’effluvio del cardamomo profumo, i lavacri, in questo spettacolo tutto è compreso e raccontato del quotidiano perché è divinamente agito, fino a fare divenire danza in scena perfino l’abluzione quotidiana del corpo, dei capelli (anch’essi danzano), il nettarsi i denti con un bastoncino di bamboo, la quotidianità, nella quale per doti straordinarie dell’autrice e dei suoi danzatori-attori, perfino il camminare, il procedere è danza, e spesso i danzatori-attori procedono fino a noi quasi a toccarci o per lo meno a darci l’impressione di toccarci (i loro corpi parlano costantemente anche dei nostri corpi), o interloquiscono con noi in varie lingue, a volte ironici, sempre con sapiente coscienza-danza, di quel lontano che essi col loro corpo raccontano con tanta inusitata bellezza.
E non solo perché fuori del Teatro anche stasera di nuovo piove e sembra quest’inizio d’estate 2009 di vivere anche noi in un luogo tropicale, colmo d’umidità e di pioggia ricorrente, tanto è vero che per alcuni altri spettacoli di questo Festival, si rischia quasi ogni sera che il palco all’aperto, ad esempio quello del Teatro romano o quello acquatico e di erba delle Fonti del Clitunno, venga sottratto e conteso dalle piogge agli spettacoli colà previsti!
E in questo miracolo di bellezza sentiamo di essere tutti noi anche rappresentati, noi occidentali, noi esseri umani tutti, per quanto ognuno si sia dotati di una quotidianità, di una storia individuale, di una storia collettiva, di una lunga tradizione o più passati, delle proprie piogge e soprattutto riusciamo a vederci, come in uno specchio ravvicinato, per quel che siamo ma anche per quel che si può essere, in virtù dello specchio di un’arte che non ha l’eguale quale questa di Pina Bausch.
Credo che solo “Viaggio in India” di Roberto Rossellini, per la suprema intensità a volte perfino “sinestetica”, per la geniale e profonda umile condivisione, (non dimentichiamo l’origine stessa di umile che è appunto humus - terra), possa essere, coi dovuti distinguo trattandosi di un film, essere accostato a questo spettacolo-danza che lo Spoleto Festival dei 2Mondi di quest’anno si è donato e ci ha donato, purtroppo nella tristezza della morte improvvisa della sua grandissima autrice.
Alessandra Ferri ha detto in un’intervista: Pina Bausch non ci lascia un vuoto, ma un pieno, il tanto della sua arte, dei suoi insegnamenti e delle sue opere. Condividiamo pienamente: il grande anch’egli Benedetto Croce ha impiegato la sua grande fervida mente, per ricordarci anche che ognuno di noi è ciò che ha prodotto in vita, quel che di fervido ha trasmesso e ha saputo inscrivere nella storia, perciò stesso, divenendo egli storia, ovvero quel che il nostro ingegno, i nostri titanici sforzi hanno saputo inscrivere sulla “terra” e in virtù della propria opera che avrà un seguito e certo fruttificherà il futuro, ben poco può contro di noi la morte e perciò stesso si è imperituri.
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Antiche malìe
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I liutai tedeschi a Napoli tra Cinque e Seicento
di Luigi Sisto Istituto Italiano per la Storia della Musica 2010
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Racconti fantastici
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Registri stilistici.
Da Dante a Pirandello e altri del Novecento
di Giorgio Cavallini
Stefano Termanini Editore
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La fiaccola sotto il moggio
edizione critica a cura di Maria Teresa Imbriani
Gardone Riviera, Il Vittoriale degli Italiani, 2009
pp. 229, € 48,00
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Di Gessner felice alunno. Aurelio de’ Giorgi Bertola e la letteratura di lingua tedesca in Italia
di Roberta Delli Priscoli
Edisud, Salerno 2009
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I fiori del deserto
Sbarbaro tra poesia e scienza con testimonianze inedite
di Lavinia Spalanca
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Il racconto delle immagini
La fotografia nella modernità letteraria italiana
di Epifanio Ajello
Edizioni ETS, Pisa
pp. 240, € 25,00
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Forme figure e vicende della cultura a Napoli
a cura di Nicola D'Antuono
Primo contributo, Bologna,
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Dante Alighieri
Rime giovanili e della Vita Nuova
a cura di Teodolinda Barolini
Note di Manuele Gragnolati,
Editore BUR Rizzoli, Milano
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Antologie
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Bianca Maria Da Rif e Silvio Ramat,
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Il ciliegio e altri racconti
di Francesca Favaro,
ali&no editrice
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Rime e lettere di Battista Guarini
a cura di
Bianca Maria Da Rif,
Edizioni dell’Orso
pp. 608, €. 35,00 |
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