| TEATRO |
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RIFLESSIONI DI UNO SPETTATORE DI TEATRO (2^ parte)
a cura di Mariano D'Amora
Ho trascorso un venerdì sera diverso dal mio solito errare teatrale. Il 21 maggio, ho assistito alla Medea di Paolo Puppa interpretata da Monica Giovinazzi al teatro Raabe di Roma. Forse, almeno per questa volta più che del testo sarebbe opportuno parlare della performer. Ma andiamo per ordine. Paolo Puppa ha riscritto in chiave attuale e ironica la Medea dandole un'attualità estremamente efficace poiché sceglie di farne una maga del piccolo schermo che dispensa consigli sull'incerto futuro a quanti la chiamano in trasmissione. Una Medea innamorato di Giasone, impresario televisivo che dovrebbe portarla alle reti Mediaset, cosa che naturalmente non avverrà mai, scatenando poi l'ira della donna . Fin qui tutto bene, o almeno tutto lineare. Monica Giovinazzi ne fa "altro", le parole dell'autore diventano commento radiofonico alla sua figura in scena. Si assiste quindi ad una traslazione del performer, corpo e voce diventano entità distinte fra loro, non contingenti. Lo spettatore, in numero limitato viene fatto accomodare in una saletta al centro della quale si trova questo "totem umano", posto su un catafalco, coperto da tracce di consumismo imperante, mentre uno stereo, posto lateralmente, diffonde nella piccola grotta scenica le parole del testo.
L'operazione che Monica porta avanti rientra in uno logica di teatro danza, (sebbene la definizione possa apparire riduttiva), e al corpo ed alla sua apparente immobilità lei dedica gran parte della sua attenzione. È come se avendo registrato le parole del testo in un format radiofonico avesse dato loro libertà per potersi finalmente dedicare a sé, o almeno al suo sé performante. Va detto subito che un'operazione del genere non è consigliabile a quanti non dispongano del carisma scenico di cui dispone, in grandi dosi, Monica Giovinazzi. Entrando nella saletta la si trova statua di se stessa, a tratti scalfita da movimenti meccanici e suoni, quasi mai parole che se talvolta compaiono sono epurate di senso logico attraverso una ripetitività quasi ossessiva. Mentre assistevo a quel rito, mi sono chiesto se ciò che avevo di fronte fosse un esempio di teatro d'avanguardia, ora che l'avanguardia (come ricerca di nuovi linguaggi scenici) in Italia è morta. In realtà, credo che sia qualcosa di più, e mi spiego. L'avanguardia ha spesso umiliato l'autore, considerato un impiccio per l'ego del regista drammaturgo, o del performer dilagante, qui il testo è rispettato, viene donato, sebbene sotto diversa forma, al pubblico che sa bene di cosa stiamo parlando. Ciò che invece avviene è uno spettacolo costruito sullo spettacolo, una riscrittura scenica della scena stessa. È quindi un teatro di spessori, quello maturato da Monica Giovinazzi, un teatro nel quale il performer pur lanciandosi in elaborazioni personali dell'oggetto testuale non lo umilia ma lo immerge in una visione, certo personale, nella quale tutti gli elementi formanti lo spettacolo diventano "qualcosa" in egual misura, ognuno libero di dare il meglio di sè.
A noi "few happy few" seduti in cerchio intorno a questo totem vivente non restava altro che condurre la stessa operazione fatta dalla performer prima di noi: donare la nostra parte borghese all'ascolto del testo e riservare il nostro lato oscuro al percorso di follia e morte a cui va incontro quel meraviglioso totem scenico privato dell'anima.
Aspetto con gioia di rivedere Monica in altre performance e sarei anche curioso di vedere che tipo di apporto un regista potrebbe dare al suo lavoro.
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Studi e sogni di letteratura
di Francesca Favaro
Helianthus, Ibiskos Editrice Risolo
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Tieste
di Ludovico Dolce
a cura di Stefano Giazzon
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Antiche malìe
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Andrea Oppure Editore
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I liutai tedeschi a Napoli tra Cinque e Seicento
di Luigi Sisto Istituto Italiano per la Storia della Musica 2010
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I troni in polvere
di Loredana Castori
Edisud, Salerno 2009
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Racconti fantastici
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Registri stilistici.
Da Dante a Pirandello e altri del Novecento
di Giorgio Cavallini
Stefano Termanini Editore
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La fiaccola sotto il moggio
edizione critica a cura di Maria Teresa Imbriani
Gardone Riviera, Il Vittoriale degli Italiani, 2009
pp. 229, € 48,00
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Di Gessner felice alunno. Aurelio de’ Giorgi Bertola e la letteratura di lingua tedesca in Italia
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I fiori del deserto
Sbarbaro tra poesia e scienza con testimonianze inedite
di Lavinia Spalanca
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Il racconto delle immagini
La fotografia nella modernità letteraria italiana
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pp. 240, € 25,00
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Dante Alighieri
Rime giovanili e della Vita Nuova
a cura di Teodolinda Barolini
Note di Manuele Gragnolati,
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Antologie
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Il ciliegio e altri racconti
di Francesca Favaro,
ali&no editrice
pp. 90, €. 14,00
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Rime e lettere di Battista Guarini
a cura di
Bianca Maria Da Rif,
Edizioni dell’Orso
pp. 608, €. 35,00 |
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