| TEATRO |
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Giuffrè è il Sindaco del rione Sanità
a cura di Andrea Carnevali
La scenografia di Aldo Terlizzi interpreta i desideri e le passioni di Eduardo De Filippo.
Mentre Antonio Barracano è pronto a discutere, la grande finestra si spalanca sulla campagna di Napoli. Una metafora che allude all’ignoranza ed al sopruso che il Sindaco a modo suo “contrastava”. Carlo Giuffrè, regista, ha portato in scena, al teatro delle Muse, la commedia Il sindaco del Rione Sanità (1960) di E. De Filippo che ha ricevuto un grande plauso dal pubblico di Ancona. È stata la scenografia di Aldo Terlizzi a rendere la coreografia dura, chiassosa e popolare. Colori forti da imprimersi nelle scene: arancione, verde, giallo, grigio e bianco per tradurre dolore, violenze e le amarezze del rione. I tatti cromatici di Aldo Terlizzi hanno restituito al testo teatrale i desideri e passioni di Eduardo De Filippo.
Era riconosciuto dai meno abbienti, dai diseredati in un quartiere popolare di Napoli Antonio Barracano come il loro “Sindaco” perché li proteggeva, amministrava la legge fra le persone del quartiere, senza ricorrere alla legge. Perché? Ignoranza e povertà facevano dubitare della giustizia. La scenografia di Aldo Terlizzi andata, dello scorso novembre 2008, ha portato un’innovazione al teatro delle Muse: il linguaggio della paura e del silenzio giocato nell’atmosfera ferma di luci quasi impercettibili. Il Sindaco del Rione Sanità è una commedia d'ambientazione tipicamente napoletana. Nasce da una visione polemica e disperata della società, nella quale domina la violenza del forte, dove i deboli sono irrimediabilmente perduti. L'unica soluzione è fare giustizia da soli. È ciò che decide di fare Antonio Barracano, un vecchio della camorra che vive nel popolare rione Sanità ed amministra la legge con criteri ‘unici’ e nel rispetto di tutti. Eduardo costruisce un eroe, attraverso le azioni di Barracano. Il personaggio di Eduardo si trasforma in un idolo, che in buona fede fa del male. È uno dei personaggi più complessi del suo teatro del dopoguerra con un’ampia traiettoria verso la ricostruzione del paese nella legalità.
Ma Eduardo apre uno spiraglio verso il futuro, quando farà dire: “Le cose peggioreranno, usciranno i figli di don Antonio, i parenti di don Arturo, i compari, i comparielli, gli amici, i protettori e sarà una carneficina, una guerra, fino alla distruzione, però può darsi che da questa distruzione viene fuori un mondo migliore come lo sognava don Antonio meno rotondo, magari un poco più quadrato”. Con Giuffrè emerge la virilità selvaggia di Barracano. Attraverso una grande inquadratura storica sulla Napoli degli anni Sessanta il Sindaco del rione di sanità acquista forza e vigoria tanto da diventare, quasi, il protettore. Tra l’altro Antonio Barracano era per Eduardo De Filippo il personaggio che maggiormente preferiva perché smascherava quell’identità nascosta che stenta ad emergere dall’oscurità, cioè la camorra. Barracano appare - almeno interpretando il dramma di De Filippo all’interno di una famiglia allargata che sente come condizione di integrità, ma anche di fiducia totale che deve difendere. Le scelte linguistiche che evocano rimandi e strutture dialettali accentuano la dimensione del dramma popolare, nonostante l’espressività napoletana sia attenuata per una maggiore comprensione dei dialoghi. Il che almeno ne Il sindaco del Rione di Sanità - consente, allo spettatore, di focalizzare non solo con la scenografia, ma anche attraverso le battute di scena e di scaricare sul palcoscenico la sua protesta contro l’ingiustizia che non lascia vivere Napoli.
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